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Il dolce natalizio della tradizione siciliana: il buccellato…

Cari lettori, come va??? Ormai Natale è alle porte e siamo tutti intenti ad organizzare fantastici preparativi.

 

Le nostre tavole sono sempre più imbandite.

 

Piatti tipici di questo periodo colorano e profumano le nostre case ma anche le vetrine di pasticcerie e panifici.

 

I dolci che ci accompagnano in questo periodo sono numerosissimi. Ogni regione ha una propria tradizione e nella mia amata Sicilia il dolce che più di tutti addolcisce questo periodo si chiama Buccellato.

 

Quando ero piccola non lo amavo molto, da qualche anno a questa parte, però, è stato una piacevole scoperta.

 

Proprio per celebrare la sua bontà, ho deciso di dedicargli questo articolo dando risalto alla sua tradizionale storia.

 

Il nome deriva dal latino “buccellatum”, pane da trasformare in bocconi.

Probabilmente, si pensa, sia l’erede del buccellatum romano,pane che proprio gli imperatori romani spartivano con la popolazione durante le feste .

 

Il buccellato siciliano, però, interseca la sua storia con un altro dolce che deriva sempre dall’antico buccellatum, il buccellato lucchese.

 

Quello prodotto a Lucca però è molto diverso da quello siciliano, si produce in autunno ed è un pane dolce ripieno d’uvetta.

 

Il mix nasce del fatto che durante il periodo medioevale a Palermo vivevano in quartiere chiamato “Loggia”, dei toscani che iniziarono a diffondere in tutta la città la produzione di buccellato ripieno di frutta secca.

 

La dominazione araba che aveva lasciato in eredità alla città cedri, zucche, mandorle e fichi secchi diede vita ad un ripieno diverso così il ripieno diverso, molto vicino a quello che è arrivato sulle nostre tavole.

 

All’interno del territorio siculo stesso le varianti del dolce sono molteplici.

Non è raro passare dal buccellato a forma di ciambella (usato anticamente anche come centro tavola del banchetto natalizio), a quello con la forma di mezza luna.

 

Anche i ripieni variano e differiscono a seconda del gusto o della zona della Sicilia dove si ci trova.

 

Fatto questo breve excursus culinario e chiariti i natali del buccellato non mi resta altro che augurarvi un dolcissimo Natale.

 

#thecrazyjoy

 

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la leggendaria e sensazionale verità sul CAPPUCCINO….

Cari lettori, come va???? Spero tutto bene… Io ho preso un po’ di pausa da i miei articoli… Nuovi progetti all’orizzonte, dei quali mi auguro vediate quanto prima la realizzazione, hanno assorbito il mio tempo. Adesso, con un po’ di organizzazione in più, sono tornata pronta a svelarvi come sempre curiosità e tradizioni della nostra società.

 

Dopo la clamorosa apertura di Starbuck a Milano ho pensato fosse doveroso fare una   dedicare un articolo ad uno degli alimenti fondamentali, della caffetteria italiana divenuto ormai internazionale e fondamentale per la nostra nutrizione visto ci regala il buongiorno ogni mattina.

 

Mi riferisco alla bevanda, più golosa, versatile ma anche nutriente che ci possa essere: il CAPPUCCINO.

 

La storia della bevanda è legata a varie leggende, pur tuttavia, alcune più accreditate di altre.

 

La prima, e quella che pare essere una delle più vere.

Vede come protagonista un frate dell’ordine dei cappuccini, Marco D’Aviano dal quale, si pensa, derivi il nome cappuccino.

 

Il frate   nel 1683 fu inviato dal papa a Vienna per assicurarsi una coalizione da parte dell’Europa militare contro i Turchi che li stavano assediando.

Entrando in un bar Viennese e non sopportando più il sapore troppo forte del loro caffè decise di mescolarlo con del latte, dando vita, inconsapevolmente, a quello che sarebbe diventato il cappuccino.

 

Il frate, oltre che l’inventore di questo”nettare” divenne nel 2006 anche Santo, ed è considerato   il salvatore dell’Europa dal pericolo musulmano.

 

La seconda, e forse un po’ meno accreditata leggenda, narra che sempre nel 1863 i Turchi in fuga dai propri accampamenti abbandonarono numerosi sacchi di caffè che avevano portato con loro.

 

Le truppe viennesi recuperarono il “bottino” e cercarono di smaltirlo bollendo i chicchi, ma il sapore   che se ne ricavava era amaro e per questo cercarono di mitigarlo aggiunsero alla bevanda latte e miele e lo chiamarono “Kapunziner” proprio in onore all’abito dei frati Cappuccini.

 

Tra i soldati viennesi spiccava anche   Franciszek Jerzy Kulczycki, colui che aprì la prima caffetteria e produsse a livello commerciale Il cappuccino.

 

 

I natali del cappuccino sono indubbiamente viennesi, ma possiamo affermare con certezza che la sua fama e bontà è dovuta a noi italiani.

 

Lo abbiamo reso famoso e goloso a tempo stesso rendendolo prodotto affermato del Made in Italy.

 

#thecrazyjoy

 

gelato

Il dolce refrigerio estivo degli italiani e non solo: la storia del gelato…

Cari lettori, come state???? Tutto bene?? Anche a voi siete vittime del caldo? Vorrei tanto aiutarvi…

Di certo non posso porre fine all’interminabile ondata di scirocco che ci attanaglia, però pensandoci credo di aver trovato un modo per rinfrescare almeno le vostre menti.

Raccontandovi, magari, la storia del dolce estivo per eccellenza, il GELATO.

Di innumerevoli qualità, il gelato è da sempre il cibo che sancisce l’inizio dell’estate e che con la sua dolcezza e freschezza ci nutre alleviando i nostri palati e corpi vittime del  tepore delle torridi temperature estive.

Quando si cercano notizie su Google, sulla storia del gelato, molte sono le versioni che appaiono sulla cronologie delle ricerche. Questo perchè la vera origine è un’pò incerta.

Molti, infatti, pensano che il suo antenato fosse un dolce cinese  realizzato con riso cotto, spezie e latte   immerse nella neve e che già nel XIII secolo Pechino producesse  anche altri dolci, acquistabili per strada sui carrettini, la cui base fosse  composta da frutta e ghiaccio.

Altri ritengono che l’ideazione della ricetta sia da ricercare  nelle Sacre Scritture, si narra infatti, che Isacco offrì a Giacobbe un dolce realizzato con latte di capra e neve.

Altri ancora, fanno risalire l’origine ad  un’ideazione legata all’antica Roma o alla importazione  in Sicilia da parte degli Arabi della canna zucchero.

Sicuramente in tutte queste ipotesi c’è della veridicità.

La cosa, però, sulla quale possiamo essere certi è che la sua diffusione si ebbe nel Cinquecento e che la maggior produzione fosse di fattura  italiana, anche se  ebbe maggior fama   quando fu introdotto nelle pasticcerie francesi.

Questo dettaglio, non è casuale poichè  svariati documenti attestano che quando Caterina De Medici sposò nel 1533 Enrico II di Francia diffuse oltralpe un semifreddo dolce la cui  consistenza era simile a quella  del nostro gelato.

Altre grande esportatore  della ricetta fu un cuoco palermitano Francesco Proscopio de Coltelli, che traferitosi in Francia aprì un caffè (Caffè Proscopio, tutt’ora esistente) e diffuse in territorio francese la sua produzione e con essa anche  la ricetta.

Il gelato, all’inizio nacque come  un alimento per ricchi ma nel 1560 un medico spagnolo che viveva a a Roma capì che aggiungendo del  salnistro alla neve ed al ghiaccio riusciva a  congelare molto più velocemente. Questa scoperta cambiò radicalmente il mondo della produzione del gelato e portò il dolce a diventare un alimento per tutti, simbolo indiscusso dello street food italiano.

Nel secolo XIX grazie agli emigranti italiani trasferiti il gelato si diffuse anche in America dove ebbe molto successo.

 

Flavia

 

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L’alimento simbolo gastronomico del Made in Italy: la storia della Pizza…

Cari lettori, come state? Come vanno le vostre vacanze? Siete già sdraiati sotto gli ombrelloni delle nostre bellissime coste e vi state chiedendo che articoli potreste leggere?

 

Allora afferrate un   qualsiasi tablet, o smartphone e non perdetevi questo articolo…

 

 

Come avrete, ormai, capito mi sono molto cari i temi che riguardano le nostre tradizioni gastronomiche.

Mentre molti altri blog o giornali vi “insegnano” notazioni alimentari su come vivere la dieta mediterranea, io di contro vi racconto la storia complessa ed affascinante che ha.

 

Negli scorsi mesi, come avrete notato ho trattato articoli come la storia della pasta, del pane, ed oggi voglio dedicarmi alla storia dell’altro carboidrato leader della nostra dieta (forse il più buono, indubbiamente il più goloso), la pizza.

 

Il piatto dei poveri,   ha una storia complessa ed antica che s’intreccia con quella (precedentemente raccontata, vedi articolohttps://www.flaviagioia.com/2018/06/13/lantica-storia-del-pane/ ) del pane.

 

Già, infatti, gli antichi Greci, cercando di insaporire l’impasto che usavano fare per il pane idearono, o meglio spinarono la strada   a quella che qualche secolo dopo si sarebbe chiamata pizza.

Chiaramente erano impasti molto semplici ma già allora si realizzava questo pane, appiattito in superficie.

 

Di queste “evoluzioni culinarie” è stata trovata qualche testimonianza in quella che oggi geograficamente corrisponde alla regione Sardegna

 

La ricetta dell’impasto simile a quello che siamo abituati a mangiare noi, risale ad un periodo compreso tra la fine del Cinquecento e l’ inizio del Seicento.

 

Il primo tipo si   chiamava “mastunicola” ed era preparata con basilico, successivamente si diffuse un tipo nuovo chiamato “cecinielli” e realizzato con una minutaglia di pesce.

 

La pizza, come la conosciamo noi, (come molti di voi già immagineranno) è di matrice napoletana e risale a metà del Settecento.

 

Divenne cibo ambito tra i   poveri( visto che nutriente ma con un costo basso) ma il suo gusto conquistò anche i ricchi.

 

Anche i reali di Casa Savoia se ne innamorarono tanto che celeberrima e veritiera è la storia secondo cui il pizzaiolo Raffaele Esposito, per stupire e celebrare la Regina Margherita di Savoia ideò una pizza fatta con pomodoro, mozzarella e basilico e la chiamò proprio come la chiamò Margherita, proprio come lei.

 

Si narra che il pizzaiolo combinò questi tre ingredienti per rappresentare culinariamente una pizza che avesse gli stessi colori della bandiera italiana.

 

La pizza Margherita, è uno dei simboli del cibo napoletano ma che con il passare del tempo divenne   simbolo con il quale viene identificata tutta la Nazione .

 

Questa è una delle poche ricette che da sempre sono conosciute ed amate in tutto il Mondo, conosciuta anche grazie all’immigrazione di molti italiani in America.

 

Flavia

 

 

 

 

 

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Il simbolo gastronomico della Sicilia: la storia della Cassata.

Cari lettori, addolcirsi   un po’ non fa mai male e per questo in   vorrei raccontarvi una storia dolcissima, quella della Cassata.

 

Dolce tipico della mia Terra, la Sicilia, che ormai da molti e molti secoli sublima con la sua bontà i palati di un po’ tutto il Mondo.

 

La cassata per ogni siciliano che si rispetti, non è solo un dolce ma un vero e proprio simbolo.

 

In realtà, dopo essermi documentata sull’origine di questa pietanza, capisco il motivo anche se spesso un po’ inconscio di così tanto attaccamento.

 

La cassata oltre che simbolo gastronomico è anche il vero e proprio simbolo storico.

 

L’origine del nome è un po’ vaga, in molti pensino derivi dal latino “caseus” cioè formaggio o dall’arabo “q’asat” , scodella rotonda e profonda.

 

 

Tutto ebbe inizio nella   Sicilia del IX e l’XI sec, periodo durante il quale l’isola era soggetta alla dominazione araba.

 

Fu infatti araba l’introduzione nell’isola di alcuni ingredienti come la canna da zucchero, limone, credo, arancia e mandarino.

Ingredienti che abbinati alla produzione di ricotta (che in Sicilia risale quasi alla preistoria) diedero vita a quella che sarebbe stata la prima ricetta della cassata, all’inizio non era altro che una semplice pasta frolla farcita di ricotta cotta in forno.

 

Successivamente la Sicilia venne attraversata da un’altra dominazione, quella normanna.

In un convento palermitano precisamente quello della Martorana delle suore diedero vita ad una pasta particolare e molto dolce ,impasto di farina di mandorle e zucchero, colorato di verde grazie all’uso di erbe, che prende il nome di pasta reale o martorana.

 

Nel Settecento, ancora sotto una dominazione, quella spagnola.

La ricetta della cassata subisce ancora delle modifiche, il pan di spagna sostituisce la pasta   frolla e alla ricotta si mescolano delle scaglie cioccolato fondente.

La martorana ideata dalle suore serve per creare dei barocchi ma incantevoli decori, che si aggiungono alle decorazioni create con   frutta candita e la pasta di zucchero.

 

Ed è proprio grazie a queste ultime accorgente che si ha la ricetta della cassata come la conosciamo oggi, che fu codificata nel 1873 dal pasticcerie Salvatore Gulì.

 

 

La cassata è gastronomicamente quello che culturalmente e mentalmente è ogni siciliano.

 

Un mix di tradizioni e culture diverse che innestate e mescolate a regola d’arte l’una con l’altra rendono ciò che siamo qualcosa di unico e speciale che non può avere eguali.

 

 

Flavia

 

 

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L’antica storia del pane…

Cari lettori, come state ?? Spero tutto bene, è da molto che non scrivo una delle mie curiosità e per questo mi scuso con voi ma i miei mille progetti mi hanno preso più tempo del previsto.

 

Adesso sono ritornata e voglio farlo con una storia su un cibo che è alla portata di tutte le nostre tavole ed alimentazioni, lo consumiamo ogni giorno, ma in pochi ne conoscono l’origine.

 

Mi riferisco al PANE.

 

Indagando, ho scoperto l’iter che ha percorso per arrivare fino a noi.

 

Tutto partì dalla notte dei tempi quando degli uomini primitivi dopo aver triturato dei   cereali tra delle pietre li mischiavano con dell’acqua per ottenere una pappa che era molto nutriente.

 

In seguito, anche le famiglie egiziane più abbienti davano alle serve il compito di macinare i chicchi di cereali, impastarli ed infornarli.

 

Con il tempo anche la cottura si modificò e si preferì   l’utilizzo dei vasi in creta che venivano riscaldati col fuoco.

 

Anche l’introduzione del lievito nell’impasto è datata. Ebbe origine dalla goffaggine di une serva che per caso ne fece cadere un po’ all’interno dell’impasto.

 

Questo “incidente” diede vita ad una nuova ricetta più morbida e gustosa e soprattutto fece svoltare la storia del pane che da allora prese tutta un’altra consistenza.

 

L’arrivo del lievito nella ricetta fece cambiare anche i forni che furono modificati e realizzati con due camere.

 

Anche i Greci diedero il loro contributo, iniziarono ad aromatizzare il pane aggiungendovi latte aromatizzato con   erbe, vino o miele. Impastato e cotto   la notte così che al mattino potesse già essere pronto.

 

In Italia, la tecnica della panificazione deriva prettamente dalla tradizione che i romani ci hanno tramandato, incrementarono nell’impasto altri prodotti per insaporire la pietanza.

 

Sempre dei romani, anche se per la prima volta fu usata dai francesi, idearono il mulino ad acqua.

 

Nell’ottocento fu la volta dei fertilizzanti chimici che permisero di avere più cereali da coltivare e si potette così incrementare la produzione di pane, che quel momento divenne quasi industriale.

 

 

Dunque, possiamo dire che quello che ogni giorno accompagna i nostri pasti è frutto di una crocevia di popolazioni.

E della società umana che   dalla preistoria ad oggi si è evoluta ha cambiato usanze e si è innovata , ma che alla fine ha mantenuto lo stesso gusto per quell’unico alimento che ci unirà sempre tutti, il pane.

Flavia

Il cibo della pace: la storia del cous cous

L’estate si avvicina e purtroppo con essa anche l’arrivo del soffocante e sfiancante caldo, tutto cambierà anche le nostre abitudini e soprattutto la nostra alimentazione   preferiremo decisamente il consumo di alimenti un po’ più freddi.

 

Per questo oggi voglio narrarvi la storia di un alimento protagonista dell’estate più che mai, il Cous Cous.

 

Come si evince dal nome il Cous Cous non è un piatto tipico della cucina italiana, ma adottato dalla quella del nordafrica. Arrivato poi in Europa, predomina le tavole di ogni aperitivo o buffet freddo ma diventa anche   tipico di alcune zone della   Sicilia occidentale e della Sardegna sudoccidentale.

 

Tradizionalmente era preparato con semola di grano duro macinata in modo grossolano.

Il piatto è solitamente accompagnato da verdure, carni o pesce.

 

Preparato in speciali pentole di terracotta sovrapposte, chiamate “cuscussiere”. All’interno di queste nella parte inferiore si cuociono i condimenti e su quella superiore si tosta il cous cous.

 

Questo tipo di cottura è tipica delle popolazioni berbere che essendo tipicamente contadine non avevano il tempo di setacciare il grano e lavorarlo ma preferivano mangiarlo più grezzo.

 

Ancora oggi questo   è un pasto che alcune popolazioni islamiche consumano, ognuna con la propria tradizione. Alcune preferiscono cibarsene la sera la sera mentre altre durante il primo pomeriggio ovvero per il loro pranzo.

 

La tradizione vuole che si mangi tutti insieme, a tavolo da un unico piatto e che lo si consumi con le mani ma senza l’uso delle dita.

 

Il cous cous è un piatto che si può definire “sociale”, si consuma solo con la famiglia o con chi viene considerato parte della comunità.

 

Tendenzialmente molte tradizioni sono legate al consumo di cous cous. In Maghreb, ad esempio, i novelli sposi a fine del loro banchetto nuziale consumano quello che si chiama il “ cous cous permesso” tradizione che darà loro l’autorizzazione alle follie della prima notte di nozze.

 

A diffondere questa pietanza In Europa furono   proprio gli arabi tra il 600 ed il 700   lo portavano all’interno delle loro navi per cibarsene.

 

In Sicilia invece attecchì solo nella seconda metà dell’800, grazie ai lavoratori della fascia di San Vito Lo Capo – Mazzara del Vallo che si recavano frequentemente nella costa tunisina. Tanto che oggi è un piatto quasi tipico di quella zona e numerose sono le manifestazioni che lo celebrano.

 

La sua bontà è tale, ma soprattutto il suo simbolismo, da essere inoltre considerato piatto della pace tra i popoli del mediterraneo.

 

Flavia

 

La storia della AMATRICIANA …

Cari lettori, qualche tempo fa, come avrete letto (per i miei lettori più attenti) durante il carbonara day ho scritto un articolo per raccontarvi le radici e la storia di questo piatto.

 

Oggi, anche se non è l’amatriciana day ( non so se nemmeno se questa giornata esista) ho pensato di scrivere un articolo per raccontarvi la storia dell’ amatriciana .

 

Se si pensa a questo piatto si pensa subito a Lazio, infatti la pasta all’ amatriciana, (in romanesco matriciana) prende il suo nome da Amatrice (comune laziale, in provincia di Rieti).

 

Secondo alcune attestate ricerche l’antenata dell’ amatriciana è indubbiamente un piatto chiamato “griscia”.

 

Ci sono due teorie che spiegherebbero il perché di questo nome.

 

Secondo una prima teoria, deriva da gricio, nome ottocentesco romano che indicherebbe il venditore di pane e di altri commestibili.

 

L’altra teoria, invece, afferma che questo nome deriverebbe da un paesino vicino Amatrice, Grisciano.

 

Tuttavia, la griscia è conosciuta ancora oggi come la matricina senza pomodoro.

 

Il nome amatriciana gli fu dato quando alla ricetta fu aggiunto il pomodoro, cioè nel diciottesimo secolo.

 

A Roma la ricetta attecchì subito grazie agli stretti contatti che al tempo vigevano tra Roma e la cittadina di Amatrice. Da subito il piatto venne identificato proprio per questo come un tipico piatto della cucina romana.

Flavia

 

 

 

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La storia della cheescake

Cari lettori, oggi vi scriverò la storia di una torta che di per se è molto conosciuta, apprezzata , cucinata e soprattutto mangiata.

 

Naturalmente mi riferisco   della famosissima Cheescake.

 

Molti di voi penseranno di conoscere già i natali di questo dolce.

 

In realtà la storia della cheesecake è più elaborata ed antica di quello che si pensi.

 

Le prime notizie, certe, risalgono al secolo ottavo avanti Cristo.

In particolare si narra che la realizzazione del dolce, avvenisse per un episodio particolare, le Olimpiadi dell’antica Grecia.

 

Infatti secondo quando riportato dalle testimonianze dell’epoca, questa torta fu ideata come   prelibatezza da offrire agli atleti al termine delle gare sportive, proprio durante le Olimpiadi, in modo che si potessero rifocillare con dolcezza, riacquistare il fabbisogno proteico perso le gare.

 

La bontà e la fama di questa torta, però, hanno fatto si che la ricetta si espandesse raggiungendo   ogni parte del Mondo.

E’ così che ogni Nazione, traendo spunto dalla ricetta originale, ha combinato i propri ingredienti tipici dando vita a delle deliziose varianti.

 

Quella che oggi riconosciamo come la più comune (base fatta da biscotti croccanti con crema al formaggio) è americana, frutto di una ricetta e, forse, anche di un errore.

 

Infatti, James Kraft nel 1872 volendo   riprodurre un tipico formaggio francese e fallendo drammaticamente l’esperimento, diede vita ad un nuovo formaggio, una crema spalmabile oggi conosciuta come Pihiladelphia,   che stabilirà un connubio idilliaco con la cheescake diventandone la farcitura ideale e più conosciuta.

 

Fu proprio la simbiosi creatasi tra la ricetta e la crema che fa   che attribuire erroneamente la nazionalità della torta agli Stati Uniti.

 

 

Insomma la storia della cheescake è tutt’altro che scontata e lineare.

 

Da oggi attraverso il racconto di questa storia saprete che mangiarla, non è solo deliziare il palato ed ingurgitare deliziose calorie ma è anche   gustare un pezzetto di storia che dall’antica Grecia ha conquistato tutto il Mondo, rendendola il dolce più preparato .

 

Flavia

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La storia della carbonara nel giorno del #carbonaraday

Quando oggi ho acceso la Tv, tutti ne parlavano ed io ho deciso di non essere da meno.

 

Oggi è il CARBONARA DAY(giorno in cui si celebra la famosa ricetta romana), ed io che spesso vi scrivo articoli che narrano storie e curiosità culinarie, ho deciso di cogliere la palla al balzo per farvi vivere questo giorno non solo dal punto vista del gusto ma anche da quello delle curiosità, scrivendovi la storia della ricetta più antica e buona d’Italia. La carbonara.

 

 

La storia della carbonara ha come quasi tutte le ricette nostrane un’origine incerta e quindi varie ipotesi.

 

Quelle più accreditate e dalle quali si pensa possa aver origine ve le riporto qui di seguito.

 

La prima ipotesi, è definita APPENNINICA. Secondo questa teoria il piatto sarebbe stato inventato dai carbonai (in romanesco carbonari), che dovendo lavorare molto avevano bisogno di portare con loro una pasta che   avesse degli ingredienti di facile reperibilità e conservazione.

 

La carbonara sarebbe dunque l’evoluzione della precedente cacio ed ova di origini laziali ed abruzzesi.

 

Questa teoria trova riscontro nel nome della pietanza, infatti in termine “carbonada” in Abruzzo si riferisce alla pancetta cioè carne di suino salata e cotta sui carboni.

 

La seconda ipotesi possiamo definirla ALLETA. Secondo questa la prima volta che si tratta di questa pietanza   è solo successivamente alla Liberazione di Roma del 1944.

Momento storico nel quale   nei mercati romani apparve il bacon, portato dai soldati alleati.

Sempre secondo questa teoria furono i soldati stessi a combinare questi ingredienti nelle ricette e a dare l’idea ad i cuochi romani di condire la pasta usando uova e pancetta o bacon.

 

Ad affermare l’opzione   resta il fatto che a Roma prima della guerra la ricetta era molto conosciuta.

 

Infine, vi è la terza ipotesi quella definita NAPOLETANA. Fa ricondurre la ricetta alla cucina napoletana.

Questa ipotesi si afferma perché presente in alcune ricette del trattato del 1837 di Ippolito Cavalcanti.

 

La conferma sulla veridicità dell’ipotesi è attribuibile al fatto che la cucina napoletana utilizzi gli stessi ingredienti per la creazione gastronomica di altri piatti.

 

Le imitazioni mondiali di questa italianissima pietanza sono tante, ecco perchè ho pensato di linkarvi di seguito la ricetta proposta da una rivista italiana https://www.grazia.it/cucina/primi/spaghetti-alla-carbonara

 

Fatemi sapere com’è andato il vostro #carbonaraday e se avete trovato interessante il mio articolo.

Alla prossima

Flavia

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