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E diamo un pò di colore (la storia dello smalto)

Oggetti di moda e non solo, danno il colore giusto capace di farci esprime a pieno la personalità o l’umore di ogni donna. Io stessa ne vanto una collezione di circa ottanta pezzi. Riproposti stagionalmente da grandi firme che addirittura hanno creato vere e proprie linee. Di cosa si tratta? Ma “dell’oggetto” che fa trendy e speciale ogni donna lo SMALTO

Tutte a meno una volta nella vita lo abbiamo usato ma nessuna sa veramente come fu ideato e che percorso ha fatto per arrivare fino a noi.

La storia dello smalto per unghie è più complessa ed antica di quello che immaginiamo.

Nel 5000 a.C inizia a svilupparsi in India il concetto di cura delle unghie e così si usa l’hennè che serviva a verniciarle, affinché tramite l’unghia si riuscisse a percepire lo stato sociale delle donne.

Intorno al 3000 a.C anche i Cinesi utilizzavano lo smalto sulle unghie era una miscela a base di albume, ceramina e gomma arabica. Durante la dinastia Zhou venivano usate delle polveri di oro ed argento per ricreare i colori utilizzati dai nobili ed in base al colore si riusciva a capire lo status.

Anche gli Egizi lo usavano, Cleopatra un’esempio su tutte, rispetto all’india, però, i colori erano diversi (questa popolazione prediligeva il rosso ed ogni suo derivato), ma l’utilizzo era sempre identificativo.

Gli Inca infine furono i padri della nail art dipingendo sulle unghie disegni di aquile.

Quella per lo smalto è una tradizione antica, oserei dire storica che dal 5000 a.C arriva fino a noi.
Persa un po’ solo durante il Medioevo ma ripresa nel Rinascimento ed in epoca Vittorina nella quale diventa popolare lo smalto con olio ed un pezzo di camoscio.

Lo smalto come lo conosciamo oggi è il frutto di varie ideazioni arrivateci dal 1900.

Infatti nel 1911 un’azienda, la Cutex, ideò lo smalto liquido. Bottiglietta tappata e sigillata con pennello a parte.
Si cercava un prodotto capace di essere facile da applicare, asciugarsi subito e fare un buono odore.

Nel 1920 grazie a Michelle Menare, si idearono i colori rosso e rosa.

Ma il vero cambiamento si ha nel 1932 quando nasce il primo smalto moderno. La Revlon, produce uno smalto scintillante e cremoso ed aumenta la gamma di colori, creandone oggetto di culto nella moda.

Fino ad arrivare ad oggi dove la così  chiamata”ail art” è proprio un culto, si passa dai colori più tradizionali sino ad i più improbabili. Ogni donna può esprimere un lato della propria personalità attraverso le cromature ed i disegni più improbabili.

Flavia

pasta

E adesso… PASTA

Simbolo di italianità nel globo, si consuma ogni giorno, ma in pochi  ne conoscono veramente le origini. Di cosa sto parlando? Della PASTA.

 

Le sue origini sono molto antiche, già  nell’età neolitica, quando l’uomo imparò a coltivare i cereali, macinarli ed impastarli con acqua. La pasta, c’è sempre stata. Il suo consumo ha attraversato  popolazione come i fenici, greci e latini che la chiamavano pastum  (farina con salsa o condimento).

 

 

Chiaramente questo alimento, nel tempo ha avuto molte evoluzioni. La prima tipologia arriva dalla Sicilia musulmana. I siciliani, seguendo una tecnica islamica usata per altri cibi, la facevano essiccare al sole, conservandola nel tempo e per poterla vendere ai mercanti saraceni con i quali loro commerciavano.

 

Durante il medioevo,  cambia il metodo di cottura e nascono nuovi formati presenti anche in età moderna. Si passa da un sistema di forno dove la pasta veniva cucinata  con il condimento come liquido di cottura, ad un sistema di bollitura che era usato già per il consumo  di altri cerali.

 

 

Nacquero  dunque nuovi formati di pasta come: rigatoni, penne e bucatini al centro-sud; mentre al centro-nord, si idearono le prime paste fresche: tortellini ravioli ed agnolotti.

 

 

Queste nuove tecniche diedero vita alle  prime botteghe dove veniva preparata professionalmente la pasta, che dal sud si espansero in tutta Italia. Nel tempo vennero aperti  anche  grandi pastifici soprattutto in città come Genova e Napoli fondamentali per il successo della pasta. Furono fondate le corporazioni di  pastai italiani, controllate e regolamentate dal Papa. Il quale stabilì a Roma, tra il 1300 ed 1400, che una bottega doveva distare dall’altra non meno di cinquanta metri  così da evitare liti tra i commercianti. Questo perché la produzione e dunque anche il consumo erano già molto diffusi in Italia ed all’estero.

 

 

Socialmente aveva anche la sua valenza. In Italia nacque come  cibo per le classi più povere infatti era consumata principalmente da contadini ad i quali serviva un alimento nutriente e leggero per lavorare la terra, diversamente all’estero era considerato cibo per ricchi. Tanto che solo in epoca moderna la pasta riuscì a varcare le varie coorti e divenire alla portata di tutti.

 

Datato  è anche l’abbinamento che incosciamente facciamo on formaggio grattugiato(parmigiano) e pomodoro.

 

 

Dunque, questo è  il piccolo, si fa per dire, viaggio che la pasta ha dovuto fare fin dalla storia dell’umanità per arrivare sulle nostre tavole e cibarci ma chissà quanta strada avrà ancora da fare e quanti altri palati e tavole delizierà con la sua presenza .

 

Flavia

il grigio del fumo

IL GRIGIO DEL FUMO…

Estate è sinonimo di vacanze  e relax e spesso ci capita di rilassarci in spiaggia leggendo qualcosa, per questo motivo vorrei consigliarvi un libro che  ho appena finito di leggere e secondo me non può mancare tra le letture dell’estate 2017.

 

Si tratta de “IL GRIGIO DEL FUMO”, ultima fatica dello scrittore Daniele Sartini, edito da Castelvecchi. Il volume costa 14 euro e 50 centesimi.

 

Un ragazzo ventiseienne, Sonny, orfano di entrambi i genitori, fa il  lavapiatti presso un ristorante ed è mal  è mal pagato. La  sua vita è abbastanza triste e vuota. L’unica sua passione è il  biliardo. A cambiare gli equilibri di questa triste esistenza  sarà  un’amicizia, quella con Samsung, venditore bengalese di rose. I due insieme si cimenteranno in situazioni nuove, giocheranno a biliardo, viaggeranno e realizzeranno desideri che sembrano quasi impossibili. Solo grazie a questa unione, però, arriveranno  a trovare la cosa che bramano di più: la libertà.

 

Questo libro mi ha stregato sin dalla prima pagina, mi ha trascinato nell’universo di Sonny. Fatto di dolore, rabbia, amicizia e passione. Sentimenti tali che  mischiati hanno dato vita ad un personaggio complesso ma  capace di arrivare all’anima del lettore e di fargli vivere ogni singola emozione.

 

Sonny, in fondo,  sono anche io, anzi no. Sonny è ognuno di noi. Siamo lui quando cerchiamo  di crescere in questa società che non ci gratifica e valorizza per quello che valiamo. O quando le incomprensioni con nostri i familiari ci lacerano dentro. Siamo lui, quando ci affidiamo ad un amico, lo scegliamo come complice,compagno di crescita ed avventura. Quando in noi nascono nuove vite nuove, capaci di vincere contro tutto e tutti e di raggiungere qualsiasi obiettivo che ci siamo prefissati.

 

Vi consiglio “Il grigio nel fumo” perché è una lettura attuale, piena di sentimenti tristi e al contempo di una rinascita interiore . E poi, chissà…magari perché attraverso essa possiate trarne uno spunto di riflessione sul senso della vostra vita.                                                                                                                     Flavia Gioia

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TINTARELLA SI, MA DI LUNA…..

Dopo una breve pausa ci rincontriamo cari lettori ,forse avrete pensato che con l’arrivo dell’estate  #thecrazyjoy  si fosse messa in ferie ,ed invece no,sono ancora qui malgrado l’afa palermitana.
Per molti ,come me, l’estate non è sinonimo di relax ma di studio,stress ed impegni di ogni tipo resi più faticosi dalle  temperature africane. Con l’arrivo della bella stagione per noi “sfortunati”arrivano anche le paranoie causate dal colore anzi cedetemi il termine appena coniato “dall’incolore” della carnagione.
Estate,in effetti,è sinonimo di mare,spiagge e soprattutto “tintarella” che sembra essere l’unico accessorio per essere veramente cool.
Ma oggi vi svelerò come questa moda ha avuto origine…
Partendo dagli antichi romani , passando dai poeti del dolce stil novo  fino ad arrivare al 1800 il colorito pallido era il must per l’aristocrazia .Coloro i quali si abbronzavano,infatti, erano soltanto contadini,schiavi o comunque gente che svolgeva lavori usuranti all’aperto e  quindi , plebei.
Pochi sanno,però che a rivoluzionare lo stile borghese,fu una DONNA icona indiscussa della moda e, lasciatemelo dire, della rivoluzione femminile. Di chi si tratta?
 Ovviamente Madame Coco Chanel,che nel 1923 tornò in Francia da un viaggio in Costa Azzurra con un incarnato dorato.
 Chiaramente era un’abbronzatura da quella che siamo abituati a vedere oggi.
Questo perché i look balneari dell’epoca erano alquanto castigati e  comprendevano
 vestiti che andavano dalle spalle alle ginocchia e  pantaloni che scendevano fino alle caviglie ,il tutto indossato sopra il busto.
Ma oramai l’incarnato scuro stava prendendo campo,infatti  nello stesso anno in Giappone uscì la prima crema solare e nel  1935 fu ideato un olio che proteggeva dai raggi UV.
Il vero boom per la tintarella,però, si ebbe tra gli 40’ e 50’ grazie alle grandi star di Hollywood che apparivano radiose sui grandi schermi con la loro abbronzatura.
E  continuò negli anni 80’ e 90’  diventando la nuova moda sempre più spregiudicata fino ad arrivare al nudismo.
Oggi  regnano i centri estetici con solarium e creme autoabbronzanti capaci di regalarti chimicamente ed in poco tempo coloriti artefatti,spesso troppo, senza  però farti lasciare mai la città o gli impegni.

Quindi questa della tintarella sembrerebbe  una moda ormai radicata,ma non disperate “visi pallidi”, per noi c’è ancora speranza . Chissà che tra qualche anno non vi sia un inversione di stile,perché si sa prima o poi le mode tornano.

                                                                                                                        Flavia Gioia
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BLOGGER,FASHION BLOGGER O INFLUENCER : LA MODA DEL BLOG…

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Sembrano quasi figure mitologiche. Il Web, ne è stracolmo,ma in realtà fanno parte di un modo di fare informazione in uso da anni. L’avvento dei social network nello specifico: Facebook e Twitter, li ha per qualche anno apparentemente eclissati. Loro sono i blogger. Siamo un po’ lontani dal blog che noi generazione anni 90’ usavamo su MSN per raccontarci e farci conoscere ad i nostri amici.

Ora lo spirito è cambiato. Aprire un blog è un potenziale investimento, crea visibilità e può diventare un vero e proprio BUSINESS.

L’ aspirazione massima per il blogger (autore del blog) sta nel vendere le proprie idee e la propria immagine così da poter diventare < il prodotto di se stesso> . Tutto questo interesse mediatico   ed economico ha origine in un ambiente patinato fino a qualche anno fa accessibile solo ad un’elite: LA MODA.

Ha lanciato e in alcuni casi rilanciato ragazze e ragazzi sui quali nessuno prima dell’era digitale avrebbe scommesso, creandone veri e propri vip, spesso di fama nazionale o addirittura mondiale. Da qui, nasce l’eccezione più discussa e famosa,al momento, di blogger. Si tratta dei così detti fashion blogger o influencer. Ragazzi che con l’aiuto di un   social network , Instagram (dove vi è la gara a chi ha più seguaci, i così detti follower ) ,sono riusciti a diventare delle vere icone di stile e di vita, imitati e seguiti un po’ da tutti. Due   nomi su tutti??? Chiara Ferragni e Mariano Di Vaio. Sono loro i personaggi mediatici del momento, che con   i loro blog, sono riusciti a farsi notare dal mondo della moda, diventando milionari imprenditori, invidiati in Italia e negli Usa. Mariano e Chiara sono   solo due dei tanti nomi,che al momento impazzano sul web e tra le classifiche dei personaggi (blogger nello specifico) più cliccati.

Ma la moda non è l’unico “teatro di battaglia” per i blogger.

Da qualche tempo si fa sempre più spazio ad un’altra tipologia di blog, ovvero   quella gastronomica, “mamma” di una nuova figura, il foodblogger,critico culinario non qualificati con la passione per il cibo e la cucina.

Insomma, ormai viviamo in una società web che   a differenza di quella reale, tenta di dare a noi giovani, canali e mezzi affinché le nostre passioni possano diventare dei lavori veri e propri.

Flavia

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