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Il dolce natalizio della tradizione siciliana: il buccellato…

Cari lettori, come va??? Ormai Natale è alle porte e siamo tutti intenti ad organizzare fantastici preparativi.

 

Le nostre tavole sono sempre più imbandite.

 

Piatti tipici di questo periodo colorano e profumano le nostre case ma anche le vetrine di pasticcerie e panifici.

 

I dolci che ci accompagnano in questo periodo sono numerosissimi. Ogni regione ha una propria tradizione e nella mia amata Sicilia il dolce che più di tutti addolcisce questo periodo si chiama Buccellato.

 

Quando ero piccola non lo amavo molto, da qualche anno a questa parte, però, è stato una piacevole scoperta.

 

Proprio per celebrare la sua bontà, ho deciso di dedicargli questo articolo dando risalto alla sua tradizionale storia.

 

Il nome deriva dal latino “buccellatum”, pane da trasformare in bocconi.

Probabilmente, si pensa, sia l’erede del buccellatum romano,pane che proprio gli imperatori romani spartivano con la popolazione durante le feste .

 

Il buccellato siciliano, però, interseca la sua storia con un altro dolce che deriva sempre dall’antico buccellatum, il buccellato lucchese.

 

Quello prodotto a Lucca però è molto diverso da quello siciliano, si produce in autunno ed è un pane dolce ripieno d’uvetta.

 

Il mix nasce del fatto che durante il periodo medioevale a Palermo vivevano in quartiere chiamato “Loggia”, dei toscani che iniziarono a diffondere in tutta la città la produzione di buccellato ripieno di frutta secca.

 

La dominazione araba che aveva lasciato in eredità alla città cedri, zucche, mandorle e fichi secchi diede vita ad un ripieno diverso così il ripieno diverso, molto vicino a quello che è arrivato sulle nostre tavole.

 

All’interno del territorio siculo stesso le varianti del dolce sono molteplici.

Non è raro passare dal buccellato a forma di ciambella (usato anticamente anche come centro tavola del banchetto natalizio), a quello con la forma di mezza luna.

 

Anche i ripieni variano e differiscono a seconda del gusto o della zona della Sicilia dove si ci trova.

 

Fatto questo breve excursus culinario e chiariti i natali del buccellato non mi resta altro che augurarvi un dolcissimo Natale.

 

#thecrazyjoy

 

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La storia del topo più famoso al Mondo: i novant’anni di Topolino…

Cari lettori, come state??? Spero sempre bene, perdonate la mia assenza repentina dal blog, ma al momento mi destreggio tra i molti impegni e questo ha un po’ decelerato la mia produzione.

 

Oggi, vorrei dedicare questo articolo ad un personaggio   che sin da bimbi conosciamo tutti ( che per altro io adoro) e che ieri è diventato ancora più vecchietto, ovviamente tutti avrete capito che mi riferisco al mitico ed   unico TOPOLINOOOO.

Il topo più delizioso del Mondo è un personaggio che ormai fa parte della nostra tradizione, e come tale ha una storia che lo ha visto evolversi e raggiungere la fama e l’amore mondiale.

 

 

Nasce intorno al 1928 dalla matita di un giovane creativo di nome Walt Disney che proprio in quel periodo viveva momenti di grossa crisi, a causa della perdita   dei diritti del suo personaggio più redditizio (Oswald Il coniglio Fortunato).

 

Abbandonato da quasi tutti i collaboratori, eccetto che da un grande disegnatore(un amico fraterno) ebbe l’idea di un nuovo personaggio.

 

Trasse ispirazione da un piccolo roditore di campagna che si aggirava negli studi. Fece disegnare un topo un po’ anomalo, composto da due cerchi enormi che formavano due grandi orecchie.

 

L’ultimo tocco, il nome, lo diede la moglie di Disney suggerendo di chiamarlo, Mickey, e da lì Mickey Mouse.

 

La strada che porterà Topolino alla fama è però ancora tortuosa.

 

I primi due corti sono dei flop.

 

Disney sente che a questi corti manca ancora qualcosa e pieno di debiti ma fiducioso nella sua creazione decide di investire tutti i suoi soldi in un corto con il sonoro (ideato un anno prima solo da Warner Bross).

 

Il 18 Novembre1928 debutta al Colony Theatre di New York , un topo fischiettante, il primo cartone animato con sonoro doppiato interamente da Walt Disney.

 

I corti ebbero un successo enorme e si susseguirono uno dopo l’altro.

 

Topolino è il grande protagonista degli anni della grande depressione, il suo buon umore, la sua gentilezza lo consacreranno “simbolo internazionale di buona volontà “.

 

Farà vincere a Disney un Oscar onorario e 26 statuette conquistate agli Accademy sbaragliando ogni concorrenza e detenendo un primato.

 

Dalla pellicola Topolino salta sulla carta stampata.

 

L’Italia è il primo Paese a dedicargli un giornale, e nel 1930 esce l’omonimo giornaletto che da qual momento ogni mercoledì accompagnerà generazioni di giovani lettori.

 

Amico ed amante leale (innamorato della sua Minnie sin dal primo corto), Topolino con il suo spiccato senso di giustizia e la sua travolgente allegria ha conquistato e conquista grandi e piccini di tutto il Mondo.

 

Oggi a novant’anni dalla sua nascita gli auguriamo di continuare ad incantare tutti i bimbi ma anche gli adulti del Mondo. Che possano vivere la vita seguendo la sua filosofia:

 

un grosso sorriso   sulle labbra e tanto buon umore, perché in fondo i cattivi ( che magari qualcuno un’pò più grande e razionale chiamerà, problemi) si sconfiggono proprio così .

 

 

Ancora AUGURI TOPOLINO…

#thecrazyjoy

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E’ il Souvenir della Sicilia per eccellenza: la storia del CARRETTO SICILIANO .

Quando s’immagina la tradizione popolare siciliana la prima immagine che ci viene alla mente è quella dell’oggetto che rappresenta più la Sicilia. I negozi di souvenir ne sono pieni zeppi: Ogni turista che si rispetti ne porta a casa uno.

 

A cosa mi riferisco???

 

Ma al mitico ed intramontabile carretto siciliano.

 

 

Anche se famoso in tutto il Mondo, in pochi sanno, veramente, la sua storia

 

 

Con la caduta dell’Impero Romano anche i trasporti in Sicilia subiscono un totale declino ( come vedete la storia non cambia mai, anzi forse in Sicilia non migliora mai), la maggior parte dei mezzi che veniva impiegata per muoversi era di origine marina.

 

Ed è proprio in questo periodo, che il carretto fa il suo ingresso.

 

Si tratta di un carro trainato da un animale.

 

Il suo utilizzo è pratico, poco costoso ma sopratutto versatile.

 

Può essere   tranquillamente usato sia nel   lavoro nei terreni, ma anche nel trasporto di genti o materiali

 

Nonostante la costruzione sembri molto spartana, il carretto in realtà è molto complesso.

 

La sua creazione, per questo, richiedeva l’utilizzo di diverse maestranze.

 

I falegnami e gli intagliatori realizzavano tutte le parti in legno, i fabbri che aggiungevano o lavoravano gli elementi in ferro battuto per stabilizzarne la struttura.

 

Al carradore spettava il compito più difficile, cioè mettere ed assemblare tutte le parti che poi sarebbero state dipinte e decorate.

 

Nel corso dei decenni l’umile carretto passò da povero   mezzo di trasporto ad una vera e propria opera d’arte.

 

Quello che lo caratterizzava, e ancora oggi lo rende particolare e famoso, sono i ricchi dipinti che lo adornano alcuni con significati molto complessi.

Tradizione vuole, che le pitture fossero   messe sul carro con lo scopo   di abbellire ma anche per altri due motivi.

 

Uno, quello di proteggere il legno dalla logorazione del tempo.

 

L’altro, un po’ più folkloristico. Considerava le scene dipinte sui carri dei portafortuna in grado di garantire vigore alle famiglie che possedevano i mezzi o a chi ci salisse sopra.

 

 

 

Con l’avvento di mezzi di trasporto più celeri il mitico carretto passò in disuso ma rimase uno dei simboli indiscussi della Sicilia, tanto da trasformarsi in opera d’arte e dar vita a dei Musei, ed eventi sparsi per tutta l’Isola.

#thecrazyjoy

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Il week-end artistico della Sicilia: Palermo Piano City….

Cosa c’è di più bello che l’arte che incontra la musica??? Forse nulla, soprattutto se ciò avviene in una città dai mille volti e stili come Palermo, che questo week-end apre le porte a un evento che intreccerà la sua magistrale bellezza architettonica con quella musicale.

 

Si tratta del Palermo Piano City che da oggi venerdì 5 Ottobre fino a domenica 7   darà vita ad un tre giorni di musica, classica e non, illimitata.

 

In realtà l’iniziativa prende spunto dal Milano Piano City che da vari anni, ormai, apre palazzi e cortili alla musica.

 

Sulla scia dell’iniziativa Milanese, in collaborazione proprio con il Comune di Milano, il Comune di Palermo, il Teatro Massimo e il Conservatorio Bellini di Palermo e grazie alla parteship d’Intesa San Paolo; Palermo sarà scenario indiscusso musicale ed architettonico per il   primo week- end di Ottobre.

 

Saranno 90 le ore di musica che ininterrottamente riecheggeranno per la città.

 

Si parte già da questa sera, Venerdì 5 Ottobre, nella Chiesa dello Spasimo.

 

I luoghi che faranno da cornice all’iniziativa( ma che da palermitana ed amante dell’arte mi permetto di aggiungere) daranno una valenza in più agli spettacoli, saranno vari, tra questi: la Chiesa dello Spasimo, la Vucciria, la Biblioteca Regionale, Palazzo de Gregorio, la Questura e molti altri Palazzi non sempre aperti al pubblico.

 

Anche gli artisti che si alterneranno saranno tanti, tra questi figurano nomi di fama nazionale ed internazionale.

 

Tra le manifestazioni ci sarà un omaggio a Don Pino Pugliesi a 25 anni dal suo assassinio, con un concerto in Piazza Anita Garibaldi (dove ebbe luogo il fatto).

 

Il palinsesto prevede anche l’apertura delle porte della collezione di pianoforti a rullo del Teatro dell’Opera dei Pupi di Mimmo Cuticchio.

 

Tutti gli eventi, sono gratuiti anche se alcuni vanno prenotati sul sito della manifestazione.(http://www.pianocitypalermo.it

 

Troverete, inoltre, tutta la brouchere sul sito su http://www.Quattroe40.com

 

#thecrazyjoy

 

 

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Certe storie fan perder la testa: la leggendaria narrazione sulla siciliana testa di Moro..

Quando vieni a visitare   o vivi in Sicilia, è scontato vedere nei negozi di souvenir, sui balconi o addirittura all’interno delle case, delle fiorire molto particolari generalmente realizzate in ceramica che raffigurano una testa di un uomo e che informandovi, sicuramente,   scoprirete chiamarsi testa di Moro.

 

In realtà il culto, per la realizzazione di queste ceramiche, viene da un’antica leggenda che mi ha particolarmente affascinato e sulla quale ho deciso di informarmi.

 

 

Correva l’anno 1000 e Palermo era dominata dai Mori ( popolazione di origine Islamica).

 

In un quartiere storico della città chiamato “Al Haliah”( oggi conosciuto come Kalsa), viveva un’affascinante ragazza che era solita trascorrere   le sue giornate   affacciandosi al balcone e curando le piante deposte lì.

 

Non passò molto tempo che la bella siciliana, venne notata da un giovane, un Moro, che da subito se ne invaghì e le fece una spietata corte.

 

La donna colpita da una promessa d’amore così forte, accolse il giovane nel suo cuore, ricambiando il sentimento e facendosi travolgere dalla passione.

 

Il Moro, che di tanto animo nobile appariva, in realtà ( come tutti gli uomini, aggiungerei io) celava un orrendo segreto.

 

Infatti solo quando fece suo l’amore della siciliana, le rivelò che sarebbe dovuto tornare in Oriente perché ad attenderlo c’erano moglie e i figli.

 

La ragazza, innamorata ed amareggiata, decise di escogitare un piano per farla pagare al traditore e per legare per sempre il loro amore.

 

Infatti cogliendo l’uomo in un momento di incoscienza, durante il sonno, lo uccise.

Decise, però, di non fermarsi solo a questo ma di legare per sempre a se il suo amato, tagliandogli la testa, piantando al suo interno del basilico (che a quel tempo era una pianta indicatrice di sacralità) e ponendolo lì dove la loro storia era cominciata, sul balcone.

 

 

Giorno dopo giorno si prendeva cura del suo amato, o meglio della pianta che ne era diventato, annaffiandolo con le lacrime .

 

La cura, le attenzioni e anche l’amore che riponeva in quella piantina fecero sbocciare un profumatissimo basilico, tanto da diventare   l’invidia di tutti i vicini.

 

Esterrefatti dal profumo ma soprattutto dalla bellezza di quel particolare vaso, gli invidiosi vicini, se ne fecero riprodurre delle copie.

 

Diedero così vita, inconsapevolmente, alla produzione di quelle che noi chiamiamo teste di Moro.

 

Oggi ogni testa di Moro riprodotta porta sulla testa una corona , questo perché si sottolinea la sacralità della pianta che anticamente conteneva.

 

In realtà un’altra versione della leggenda narra che i natali della ragazza che fecero perdere la testa al Moro fossero nobili.

La passione che nacque tra i due recò vergogna alla famiglia di lei che dopo aver scoperto la relazione li fece decapitare entrambi.

 

E, come promemoria del fattaccio, pose le due teste in bellavista su una balconata.

 

Questo giustificherebbe la produzione delle teste che spesso avviene in coppia.

 

La maggior produzione in Sicilia oggi è a Caltagirone, cittadina famosa appunto, per la produzione di ceramiche.

#thecrazyjoy

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la leggendaria e sensazionale verità sul CAPPUCCINO….

Cari lettori, come va???? Spero tutto bene… Io ho preso un po’ di pausa da i miei articoli… Nuovi progetti all’orizzonte, dei quali mi auguro vediate quanto prima la realizzazione, hanno assorbito il mio tempo. Adesso, con un po’ di organizzazione in più, sono tornata pronta a svelarvi come sempre curiosità e tradizioni della nostra società.

 

Dopo la clamorosa apertura di Starbuck a Milano ho pensato fosse doveroso fare una   dedicare un articolo ad uno degli alimenti fondamentali, della caffetteria italiana divenuto ormai internazionale e fondamentale per la nostra nutrizione visto ci regala il buongiorno ogni mattina.

 

Mi riferisco alla bevanda, più golosa, versatile ma anche nutriente che ci possa essere: il CAPPUCCINO.

 

La storia della bevanda è legata a varie leggende, pur tuttavia, alcune più accreditate di altre.

 

La prima, e quella che pare essere una delle più vere.

Vede come protagonista un frate dell’ordine dei cappuccini, Marco D’Aviano dal quale, si pensa, derivi il nome cappuccino.

 

Il frate   nel 1683 fu inviato dal papa a Vienna per assicurarsi una coalizione da parte dell’Europa militare contro i Turchi che li stavano assediando.

Entrando in un bar Viennese e non sopportando più il sapore troppo forte del loro caffè decise di mescolarlo con del latte, dando vita, inconsapevolmente, a quello che sarebbe diventato il cappuccino.

 

Il frate, oltre che l’inventore di questo”nettare” divenne nel 2006 anche Santo, ed è considerato   il salvatore dell’Europa dal pericolo musulmano.

 

La seconda, e forse un po’ meno accreditata leggenda, narra che sempre nel 1863 i Turchi in fuga dai propri accampamenti abbandonarono numerosi sacchi di caffè che avevano portato con loro.

 

Le truppe viennesi recuperarono il “bottino” e cercarono di smaltirlo bollendo i chicchi, ma il sapore   che se ne ricavava era amaro e per questo cercarono di mitigarlo aggiunsero alla bevanda latte e miele e lo chiamarono “Kapunziner” proprio in onore all’abito dei frati Cappuccini.

 

Tra i soldati viennesi spiccava anche   Franciszek Jerzy Kulczycki, colui che aprì la prima caffetteria e produsse a livello commerciale Il cappuccino.

 

 

I natali del cappuccino sono indubbiamente viennesi, ma possiamo affermare con certezza che la sua fama e bontà è dovuta a noi italiani.

 

Lo abbiamo reso famoso e goloso a tempo stesso rendendolo prodotto affermato del Made in Italy.

 

#thecrazyjoy

 

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Le Dieci cose da Avere o fare nel mese di… SETTEMBRE!!!

Cari lettori come state?? Passata bene le vacanze? O siete tra quelli che partiranno nel mese di Settembre??? A qualsiasi categoria apparteniate, come ogni mese, sto per aggiornarvi sui maggiori trend del mese che potrete seguire in vacanza o al vostro ritorno in città.

 

MAKE UP:

La stagione balneare è finita per tutti, o quasi, e non potendo contare più sulla doratura della nostra pelle per non apparire cadaverici ritorniamo a truccarci e a prenderci cura del nostro corpo.

  Il trend che, secondo me, conquisterà l’autunno sarà la tinta labbra di L’oreal. Economica e con varie nuance che passano dal nude al rosso tutte con l’inconfondibile profumo di cioccolato. Sarà proprio una goduria per tutti i sensi indossarla (detto tra noi non vedo l’ora di comprale tutte ).

 Sono Benefit e promettono di “soddisfare” i bisogni delle vostre sopracciglia. Poco economiche, ma di certo di grande qualità.

OUTFIT:

 Sono stivaletti, ogni brand ne ha proposti diversi modelli. Il denominatore comune??? IL ROSSO! Colore must dell’autunno e a quanto pare anche dell’inverno 2018\2019.

 Un altro must della stagione è senza dubbio il leopardato. Cappelli, scarpe, giacche, cappotti e vestiti, sbizzarrirsi ma con stile non sarà poi così complesso.

SERIE TV:

 E’ la nuova serie animata di Netflix. In una Hollywood in cui animali antropomorfi e umani convivono Bo Jack è una ex star anni 90′ pianifica di  rimanere sulla cresta dell’onda attraverso l’autobiografia scritta dalla ghostwriters Diane Nguyen.

 Due estranei sono attratti da una misteriosa sperimentazione farmaceutica che, senza complicazioni o effetti collaterali, guarisce tutte le loro malattie in modo permanente. Le cose però non vanno come previsto.

FILM:

 Uscito il 6 settembre “Mamma mia!Ci risiamo” è il sequel del famigerato film “Mamma mia”.

 Uscito anche questo il 6 Settembre, la ragazza dei tulipani è il film tratto dall’omonimo Best Seller. Narra la storia di una giovane donna che presa in sposa da un uomo più vecchio di lei, mette in crisi la storia d’amore  non riuscendo a dare all’uomo la prole che tanto brama. La coppia posa per un ritratto e la donna inizia un’ardente storia d’amore con il pittore dell’opera. A fare da cornice alle rocambolesche storie di passioni c’è un’Olanda presa dalla follia del possesso di bulbi di tulipani.

LIBRI:

 Ispirandosi alla storia vera, un fantastico romanzo epico. Racconta fatti storici recentemente accaduti ma che non molti conoscono.

 Uscito il 9Settembre, Stars è l’ultima fatica letteraria di Anna Todd autrice di After. I personaggi sono cresciuti e più grandi, ma il protagonista indiscusso di questa “Opera” è sempre l’amore che nonostante le bugie, le peripezie e tutto ciò che creiamo per paura d’amare, vince comunque su tutto.

 

 

 

Anche per questo mese i miei 10 consigli per essere al trend anche in questo strano, forse un pò troppo estivo , ma sempre nostalgico settembre.

#thecrazyjoy

gelato

Il dolce refrigerio estivo degli italiani e non solo: la storia del gelato…

Cari lettori, come state???? Tutto bene?? Anche a voi siete vittime del caldo? Vorrei tanto aiutarvi…

Di certo non posso porre fine all’interminabile ondata di scirocco che ci attanaglia, però pensandoci credo di aver trovato un modo per rinfrescare almeno le vostre menti.

Raccontandovi, magari, la storia del dolce estivo per eccellenza, il GELATO.

Di innumerevoli qualità, il gelato è da sempre il cibo che sancisce l’inizio dell’estate e che con la sua dolcezza e freschezza ci nutre alleviando i nostri palati e corpi vittime del  tepore delle torridi temperature estive.

Quando si cercano notizie su Google, sulla storia del gelato, molte sono le versioni che appaiono sulla cronologie delle ricerche. Questo perchè la vera origine è un’pò incerta.

Molti, infatti, pensano che il suo antenato fosse un dolce cinese  realizzato con riso cotto, spezie e latte   immerse nella neve e che già nel XIII secolo Pechino producesse  anche altri dolci, acquistabili per strada sui carrettini, la cui base fosse  composta da frutta e ghiaccio.

Altri ritengono che l’ideazione della ricetta sia da ricercare  nelle Sacre Scritture, si narra infatti, che Isacco offrì a Giacobbe un dolce realizzato con latte di capra e neve.

Altri ancora, fanno risalire l’origine ad  un’ideazione legata all’antica Roma o alla importazione  in Sicilia da parte degli Arabi della canna zucchero.

Sicuramente in tutte queste ipotesi c’è della veridicità.

La cosa, però, sulla quale possiamo essere certi è che la sua diffusione si ebbe nel Cinquecento e che la maggior produzione fosse di fattura  italiana, anche se  ebbe maggior fama   quando fu introdotto nelle pasticcerie francesi.

Questo dettaglio, non è casuale poichè  svariati documenti attestano che quando Caterina De Medici sposò nel 1533 Enrico II di Francia diffuse oltralpe un semifreddo dolce la cui  consistenza era simile a quella  del nostro gelato.

Altre grande esportatore  della ricetta fu un cuoco palermitano Francesco Proscopio de Coltelli, che traferitosi in Francia aprì un caffè (Caffè Proscopio, tutt’ora esistente) e diffuse in territorio francese la sua produzione e con essa anche  la ricetta.

Il gelato, all’inizio nacque come  un alimento per ricchi ma nel 1560 un medico spagnolo che viveva a a Roma capì che aggiungendo del  salnistro alla neve ed al ghiaccio riusciva a  congelare molto più velocemente. Questa scoperta cambiò radicalmente il mondo della produzione del gelato e portò il dolce a diventare un alimento per tutti, simbolo indiscusso dello street food italiano.

Nel secolo XIX grazie agli emigranti italiani trasferiti il gelato si diffuse anche in America dove ebbe molto successo.

 

Flavia

 

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Il simbolo gastronomico della Sicilia: la storia della Cassata.

Cari lettori, addolcirsi   un po’ non fa mai male e per questo in   vorrei raccontarvi una storia dolcissima, quella della Cassata.

 

Dolce tipico della mia Terra, la Sicilia, che ormai da molti e molti secoli sublima con la sua bontà i palati di un po’ tutto il Mondo.

 

La cassata per ogni siciliano che si rispetti, non è solo un dolce ma un vero e proprio simbolo.

 

In realtà, dopo essermi documentata sull’origine di questa pietanza, capisco il motivo anche se spesso un po’ inconscio di così tanto attaccamento.

 

La cassata oltre che simbolo gastronomico è anche il vero e proprio simbolo storico.

 

L’origine del nome è un po’ vaga, in molti pensino derivi dal latino “caseus” cioè formaggio o dall’arabo “q’asat” , scodella rotonda e profonda.

 

 

Tutto ebbe inizio nella   Sicilia del IX e l’XI sec, periodo durante il quale l’isola era soggetta alla dominazione araba.

 

Fu infatti araba l’introduzione nell’isola di alcuni ingredienti come la canna da zucchero, limone, credo, arancia e mandarino.

Ingredienti che abbinati alla produzione di ricotta (che in Sicilia risale quasi alla preistoria) diedero vita a quella che sarebbe stata la prima ricetta della cassata, all’inizio non era altro che una semplice pasta frolla farcita di ricotta cotta in forno.

 

Successivamente la Sicilia venne attraversata da un’altra dominazione, quella normanna.

In un convento palermitano precisamente quello della Martorana delle suore diedero vita ad una pasta particolare e molto dolce ,impasto di farina di mandorle e zucchero, colorato di verde grazie all’uso di erbe, che prende il nome di pasta reale o martorana.

 

Nel Settecento, ancora sotto una dominazione, quella spagnola.

La ricetta della cassata subisce ancora delle modifiche, il pan di spagna sostituisce la pasta   frolla e alla ricotta si mescolano delle scaglie cioccolato fondente.

La martorana ideata dalle suore serve per creare dei barocchi ma incantevoli decori, che si aggiungono alle decorazioni create con   frutta candita e la pasta di zucchero.

 

Ed è proprio grazie a queste ultime accorgente che si ha la ricetta della cassata come la conosciamo oggi, che fu codificata nel 1873 dal pasticcerie Salvatore Gulì.

 

 

La cassata è gastronomicamente quello che culturalmente e mentalmente è ogni siciliano.

 

Un mix di tradizioni e culture diverse che innestate e mescolate a regola d’arte l’una con l’altra rendono ciò che siamo qualcosa di unico e speciale che non può avere eguali.

 

 

Flavia

 

 

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L’antica storia del pane…

Cari lettori, come state ?? Spero tutto bene, è da molto che non scrivo una delle mie curiosità e per questo mi scuso con voi ma i miei mille progetti mi hanno preso più tempo del previsto.

 

Adesso sono ritornata e voglio farlo con una storia su un cibo che è alla portata di tutte le nostre tavole ed alimentazioni, lo consumiamo ogni giorno, ma in pochi ne conoscono l’origine.

 

Mi riferisco al PANE.

 

Indagando, ho scoperto l’iter che ha percorso per arrivare fino a noi.

 

Tutto partì dalla notte dei tempi quando degli uomini primitivi dopo aver triturato dei   cereali tra delle pietre li mischiavano con dell’acqua per ottenere una pappa che era molto nutriente.

 

In seguito, anche le famiglie egiziane più abbienti davano alle serve il compito di macinare i chicchi di cereali, impastarli ed infornarli.

 

Con il tempo anche la cottura si modificò e si preferì   l’utilizzo dei vasi in creta che venivano riscaldati col fuoco.

 

Anche l’introduzione del lievito nell’impasto è datata. Ebbe origine dalla goffaggine di une serva che per caso ne fece cadere un po’ all’interno dell’impasto.

 

Questo “incidente” diede vita ad una nuova ricetta più morbida e gustosa e soprattutto fece svoltare la storia del pane che da allora prese tutta un’altra consistenza.

 

L’arrivo del lievito nella ricetta fece cambiare anche i forni che furono modificati e realizzati con due camere.

 

Anche i Greci diedero il loro contributo, iniziarono ad aromatizzare il pane aggiungendovi latte aromatizzato con   erbe, vino o miele. Impastato e cotto   la notte così che al mattino potesse già essere pronto.

 

In Italia, la tecnica della panificazione deriva prettamente dalla tradizione che i romani ci hanno tramandato, incrementarono nell’impasto altri prodotti per insaporire la pietanza.

 

Sempre dei romani, anche se per la prima volta fu usata dai francesi, idearono il mulino ad acqua.

 

Nell’ottocento fu la volta dei fertilizzanti chimici che permisero di avere più cereali da coltivare e si potette così incrementare la produzione di pane, che quel momento divenne quasi industriale.

 

 

Dunque, possiamo dire che quello che ogni giorno accompagna i nostri pasti è frutto di una crocevia di popolazioni.

E della società umana che   dalla preistoria ad oggi si è evoluta ha cambiato usanze e si è innovata , ma che alla fine ha mantenuto lo stesso gusto per quell’unico alimento che ci unirà sempre tutti, il pane.

Flavia

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