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La Quarantena di un’italiana in Cina: la storia di Viviana Granata

Cari lettori,

chi è un abituè del mio blog  sa che i temi su cui scrivo sono ben lontani dalla cronaca, tratto argomenti che riguardano principalmente tradizioni e particolarità.

Vista la situazione che  l’Italia e tutto il Mondo si trova a fronteggiare, ho deciso di fare uno strappo alla “regola” e di mettere a disposizione una mia risorsa per dare, nel mio piccolo, qualche informazione senza filtri.

Quello che leggerete nelle prossime righe è l’esperienza di una mia amica di vecchia data, Viviana, che la quarantena la sta facendo in Cina.

Viviana è originaria di Palermo e da qualche anno, per esattezza quattro, dopo aver conseguito la laurea presso l’Università degli studi di  Palermo in “mediazione linguistica” si è trasferita in Cina, dove vive e insegna inglese ad i bambini cinesi. Lei abita  a  Chengdu, distante circa un’ora e quaranta minuti da Wuhan, il focolaio cinese da dove ha avuto inizio l’epidemia del coronavirus.

  • Ciao Viviana, anzitutto, come stai?

            << Ciao Flavia, io sto bene >>

  • La Cina è stata il primo Stato al Mondo a dover attuare un piano “salva- popolazione” che prevedesse una quarantena. A riguardo e sulla gestione di questa situazione da parte delle autorità cinesi, puoi raccontarci la tua esperienza?

<< Con piacere. Sono tornata dall’Italia i primi di gennaio, a metà mese quest’anno si è festeggiato il Capodanno Cinese, è un periodo di grande festa e quasi tutti i cinesi partono, io sono andata in Cambogia. Ti confesso che già allora circolava l’allarme coronavirus, però era circoscritto alla provincia dell’Hubei, dove si trova la città di Wuhan. All’inizio ci muovevamo con le mascherine, non c’era molto panico, dopo solo una settimana la situazione è cambiata. Ti racconto quello che mi è successo in quel periodo. Già al rientro dalla Cambogia ci hanno fatto firmare un foglio che dichiarasse che non fossimo stati nella città di Whuan. Quando si arriva a Chengdu, soprattutto da voli internazionali, è prassi generale che controllino i documenti ma stavolta ai soliti controlli se ne sono aggiunti altri  nuovi.  Abbiamo aspettato circa due ore in aeroporto per evitare situazioni di sovraffollamento e ci hanno fatto firmare un altro foglio per sapere se fossimo stati recentemente a Whuan e se presentassimo dei sintomi, ci hanno preso la temperatura e da lì siamo andati a fare il classico controllo del visto. Ai controlli dei visti, rispetto al mio rientro dall’Italia, ho notato meno gente. In una settimana hanno preso misure restrittissime, drastiche. Siamo in quarantena da Gennaio. Si poteva uscire una sola volta al giorno. In ogni residence, per gestire la questione delle uscite da casa ci hanno fornito delle card sul cui retro c’era un calendario che timbravano tutte le volte che uscivamo. Inoltre, rientrata dal viaggio, la polizia ha fatto dei controlli ‘ad personam’, mi hanno ricontrollata e per monitorarci mi hanno chiesto se abitassi sola o con qualcuno.

  • -In Italia far capire ad i cittadini che non devono uscire non è proprio un messaggio così immediato, si sono create situazioni di panico incredibili. C’è stato anche lì l’assalto ai supermercati?

<< No, qui questo “panico” non c’è stato. Considera che la popolazione cinese è vasta e che già di norma capita che alcuni prodotti non siano presenti nei supermercati. Nei supermercati, fruttivendoli ecc… ti controllavano la temperatura e ti disinfettano le mani.>>

  • -Da italiana, quindi “straniera” in Cina, ti sei sentita tutelata dal Governo cinese?

<< Da straniera mi sono sentita molto tutelata.  Sono iscritta all’AIRE (Anagrafe italiani Residenti All’Estero) perché ormai risiedo anche legalmente qui. Attraverso questo ente  il Consolato Generale Dell’Italia ci ha mandato una mail per accertarsi sulla nostra salute.

  • -Mi hai raccontato che insegni inglese a dei bimbi cinesi, loro come hanno vissuto questo periodo?

          << I miei bimbi sono molto piccoli ho fatto, però, dei meeting on-line con i loro genitori. Alcuni mi raccontavano che avevano parenti nella città di Whuan e che le misure lì erano diverse, immagina che potevano uscire solo una volta a settimana.

  • In Italia sui social, principalmente Facebook ed Instagram, e sui mass-media tradizionali c’è un’alternanza di notizie sia positive che negative. Sui social cinesi (WeChat, Weibo, Doyuin) cosa circolava? I mass- media cinesi cosa dicono sull’Italia?

            << I social cinesi non li uso e non sono solita guardare le notizie sui mass-media, preferisco che siano i miei genitori o amici ad informarmi direttamente sulla questione italiana. Posso dirti, però, che quì hanno paura che dall’Italia ci sia un ri-contagio. Le autorità locali, essendo italiana, sono venute a ricontrollarmi e a chiedermi con esattezza da quanto tempo fossi tornata da lì. >>.

  • In Italia sono arrivate delle notizie molto interessanti su droni che vigilavano i malati, ce lo  confermi?

       << Che io ricordi i droni sono stati usati per vedere se per strada ci fossero persone. Posso dirti, sulla la questione “infetti” che il Governo l’ha gestita attraverso l’uso di alcune app che geolocalizzavano intorno alla posizione di ogni individuo se ci fossero dei portatori di coronavirus o meno. La Cina mentalmente e politicamente è molto rigida.>>

  • -Noi siamo in quarantena da circa dieci giorni e in tutta franchezza ci sembrano infiniti. Abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini, adeguarci ad uno stile di vita diverso, immagino sia cambiata anche la tua routine, puoi raccontarci come?

<< All’inizio non è stato facile, non ho visto nessuno per un mese e mezzo (considera che vivo da sola), poi mi sono abituata ho preso del tempo per me stessa. Ho lavorato e lavoro ancora da casa, ho letto, mi sono allenata.>>

  • So che molte persone sono già guarite, siete già tornati ad i ritmi di prima?

      <<Diciamo di si, in giro ci sono molte più persone. Hanno quasi riaperto tutti eccetto le scuole e le università, anche gli orari di apertura si stanno normalizzando. I centri commerciali hanno ancora sistemi di controllo e di rilevamento di temperatura. Qualche giorno fa sono anche uscita di sera, ho preso un Didi (Uber) e oltre ad esserci l’obbligo dell’uso della mascherina hanno messo un telo di plastica che separa il conducente dal passeggero e ancora oggi nei locali non si può stare seduti vicini.

  • -Per concludere la nostra breve chiacchierata, cosa consigli a tutti quegli italiani che in questo momento vivono con sconforto, sofferenza ed anche paura le misure restrittive, ma necessarie, imposte dallo Stato?

<< Dico a tutti di rimanere a casa, io non ho avuto paura, bisogna tutelarsi. La mia città, Chengdu, conta una popolazione di circa quattordici milioni di abitanti e su questi vuoi sapere quante persone sono state contagiate? Solo centoquarantaquattro! Abbiamo obbedito a quello che il Governo ci ha imposto di fare.

Anche se prima che concludiamo questa nostra chiacchierata vorrei porre l’attenzione su alcuni fatti “incresciosi” che purtroppo ho visto, e da italiana mi hanno fatto molto dispiacere.  Quando il problema coronavirus era solo “nostro”( della Cina), ho notato molti video di italiani che trattavano in maniera poco consona, razzista, i cinesi che incontravano. Adesso che il problema è anche italiano, i primi ad averci aiutato sono stati proprio i cinesi. Credo che questo ci dovrebbe far riflettere molto sulle nostre azioni.>>

Ringrazio Viviana per avermi concesso questa chiacchierata e per averci regalato e messo a disposizione la sua esperienza.

                                                                                                                                  Flavia

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IL BICERIN…

Cari lettori, è davvero da tantissimo tempo che non scrivo sul mio blog.

Dirvi che sono stata impegnata è riduttivo.

Vi avevo promesso che sarei tornata più assidua, diciamo che mi sto impegnando.

In questi mesi ho fatto molte cose, spesso non mi hanno dato il tempo di sedere sulla scrivania e scrivervi.

Per fortuna, riesco a condividere con voi parte della mia vita sui social, i quali richiedono meno tempo rispetto al blog.

A proposito di social, chi di voi è“socialmente attivo”(scusate il gioco di parole), ricorderà che poco tempo fa ho trascorso qualche settimana a Torino e proprio lì vi  avevo promesso che avrei scritto la storia di una bevanda tipica: il Bicerin.

Volendovi documentare a tutti i costi su questa meravigliosa e dolce  tradizione ho indagato per bene ed ho scoperto che per scriverla devo narrarvi  la  storia di un  locale, da cui ha preso il nome e al quale sono particolarmente legata, “il Bicerin”.

Il locale nasce nel 1763 quando Giuseppe Dentis, acquacedrataio, apre una piccola bottega dolciaria  a Torino in Piazza della Consolata ( di fronte l’ingresso del Santuario).

Il locale agli inizi è molto semplice.

Successivamente, nel 1856 il palazzo su cui sorge  viene  ristrutturato  e  con esso anche  la bottega.

 Assumendo le sembianze, eleganti e raffinate, che tutt’ora possiede.

La Bottega di via della Consolata deve la sua fama internazionale all’invenzione di una bevanda, ricavata da un mix di cioccolata calda, caffè e crema di latte: il Bicerin.

Pochi sanno, però, che questa rivoluzionaria prelibatezza affonda le sue radici in una  bevanda settecentesca chiamata, la bavaiera.

Il termine bicerin, deriva dal grosso  bicchiere senza manico nel quale ancora oggi viene servito.

La fama della bottega e di questa evoluzionaria bevanda  fanno subito il giro della città.

Oggi, il bicerin  è una delle bevande calde tipiche di Torino.

Tra le tante fortune che ho avuto in questo ultimo soggiorno piemontese, c’è stata quella di visitare e degustare un bicerin lì.

Posso dirvi che quando  si entra nella bottega di Piazza della Consolata la sensazione che si ha è che il tempo non sia mai passato.

L’atmosfera è sobria ma d’impatto.

Credo che rispecchi l’animo elegante e raffinato della Torino antica.

Ogni dettaglio non è lasciato al caso ed  appartiene al passato.

Ti sembra di sognare e che non stenti proprio a credere che un tempo, tra gli stessi tavoli su cui stai sorseggiando il tuo bicerin ci sia stato Cavour.

Durante i miei vari soggiorni torinesi, ho bevuto molti bicerin e posso affermarvi con estrema convinzione che nessuno ha affascinato ed entusiasmato le mie papille gustative come quello bevuto lì.

                                                                                                                            A presto

                                                                                                                            #thecrazyjoy

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Douglas: la profumeria a portata di click!

Cari lettori, come state? Spero bene. Non vi scrivo da tanto, ma ultimamente le mie giornate sono  sempre più impegnative e stressanti.

Immaginate che a causa dei continui impegni improrogabili, stavo per rinunciare alla cosa che mi piace di più fare, lo shopping.

Per fortuna, però, la tecnologia mi è venuta incontro e così ho optato per lo shopping online.

Tra tutti i siti che ho visitato durante la mia frenetica “retata” di spese, ce n’è uno che ho trovato davvero interessante, e che mi piacerebbe consigliarvi se, come me, siete appassionati della cura del corpo.

Il sito è quello della profumeria Douglas, è organizzato in maniera eccellente.

Intuitivo e  pratico anche per chi, in genere, è restio allo shopping in rete.

Al suo interno ci sono un sacco di brand, utili a soddisfare le esigenze di tutti i consumatori.

Attraverso questa magnifico sito, ho preparato, comodamente, la mia pochette per l’estate.

Adesso vi mostro i prodotti, cinque scelte, che secondo me non dovrebbero mancare nella pochette estiva di tutti noi.

 La cosa che non dovrebbe mancare nel beauty di nessuno, in estate è una protezione solare.  Io ho scelto questa di Lancaster con un fattore protettivo 50+ideale per me che tendo a bruciarmi con facilità.

 Il secondo prodotto dell’estate, che in realtà mi avete consigliato voi su Instagram, è la terra Bronzing Powered di Deborah. Il prezzo è molto economico. Trovarla è molto raro, per questo ne ho approfittato subito quando l’ho vista sul sito.
 Il terzo prodotto che , secondo me, è essenziale è  il mascara  Volume Effect di Yves Saint Lauren. Lo volevo da molto tempo ed il fatto di trovarlo su questo sito, dove per il  momento è anche in sconto mi ha spinto ha comprarlo.

 La quarta cosa è il Lip Gloss di Dior Addict, anche questo lo “braccavo” da tanto tempo, per cui ho deciso di farlo mio. Per altro al momento è anch’esso scontato.

La quinta ed ultima cosa è il Beauty stesso. Sono una disordinata cronica, ho milioni di prodotti sparsi per casa. Quando devo partire faccio confusione e dimentico sempre qualcosa. Quindi per me è l’ideale e poi diciamolo non ha un colore pazzesco???
Con quest’ultimo “acquisto di saggezza” i miei consigli per il beauty più trendy, economico e  comodo by Douglas sono finiti. Spero, vi possano essere utili .

 

Alla prossima

#thecrazyjoy.

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Il dolce prediletto del Carnevale: la vera storia delle chiacchiere…

Ciao ragazzi, come state??? Lo so, come al solito sono stata molto,( forse anche troppo assente) ma sono tornata con una storia molto particolare ed inerente al periodo nel quale ci troviamo.

 

Sono bloccata a casa, ma malgrado la mia fossilizzazione, dai vostri post e attraverso un breve consulto del   calendario mi sono resa conto che siamo già nel periodo di carnevale.

 

Lo scorso anno vi ho raccontato la centenaria storia del carnevale di Venezia, quest’anno però ho deciso di trattare vari aspetti, dalle maschere ad i dolci, e proprio da questi ultimi vorrei partire.

 

Se vi capita di andare in pasticceria, in un panificio o in qualche supermercato la prima cosa che noterete è che il reparto dolci è adornato da dei tipici dolci carnvaleschi.

 

Il dolce per antonomasia di questo periodo sono le chiacchiere, dette anche bugie o frappe a seconda della regione nella quale vi troviate.

 

Siamo abituati a dare queste delizie per scontate , in realtà la tradizione che ce le ha fatte arrivare fino ad i nostri giorni è secolare. Parte direttamente dalla Roma antica.

 

Come ben sappiamo, anche il carnevale è un’antica tradizione che   si celebrava già ad i tempi dei romani, ma si chiamava Saturnali.

 

Il periodo dei Saturnali era molto particolare per la Roma antica, ogni ceto sociale veniva abbattuto, tutti potevano essere quello che durante la vita di ogni giorno era impensabile fossero.

 

Durante questo periodo si succedevano banchetti e feste popolari.

Le tavole erano imbandite   da dolci, quello che però suscitava maggiore entusiasmo tra i commensali si chiamava frictalia. Dolci fritti nel grasso di maiale.

 

La loro preparazione era semplice, le materie prime per la   realizzazione economiche.

 

Tutti, anche i più poveri potevano concedersi un attimo di dolcezza.

 

Esiste , però, una leggendaria ma non attendibile storia   sulle chiacchiere, riconducibile alla tradizione Napoletana.

Leggenda narra che una   regina di casa Savoia (mai identificata) era intenta a fare salotto con i propri ospiti di corte quando il desiderio di dolce la assalì (cambiano i tempi ma la golosità, a quanto pare rimane la stessa).

 

La Sovrana commissionò al cuoco personale, tale Raffaele Esposito, la preparazione di un dolce adatto ad essere consumato nel corso delle facezie aristocratiche. Fu lo stesso chef a scegliere il nome e lo chiamo “chiacchiere”.

#thecrazyjoy

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Cream Pan Di Stelle VS Nutella…

Cari lettori, come state??? Io bene, a parte il fatto che oggi è il lunedì più lunedì di tutti e che ho iniziato seriamente la mia dieta.

I chili messi su durante le scorse festività natalizie sono un pò. A proposito di chilogrammi e golosità, ho deciso di recensire  un nuovo food trend.

Diciamo che la  foto di questo prodotto  impazza su tutti i social, non c’è food blogger o pasticceria che non abbia  postato una sua immagine, di cosa parlo??? Della  nuova, instagrammabilissima, crema PAN DI STELLE.

Insomma, prima la acquistassi avevo letto molto su lei.

Alcuni la definivano il Santo Gral della pasticceria, altri la degna avversaria della nutella ed altri ancora un pò tragici scrivevano che la sua uscita avrebbe  fatto fallire la mitica  Nutella (di  cui vi  linko un articolo https://www.flaviagioia.com/2018/01/25/la-storica-nascita-della-nutella/).

Curiosa come un delfino e pronta a questa mistica esperienza, decido di provarla.

Sappiate che l’ho fatto solo per voi, o meglio questo è quello che racconterò alla mia nutrizionista( sperando non legga questo articolo).

La crema si trova in tutti i supermercati, in genere nel reparto dolciario (come la Nutella).

Il vasetto che la contiene è in vetro  con tappo in alluminio  (quindi riutilizzabile), il formato è uno da 300gr circa. Il prezzo è abbordabilissimo circa 3,50 a barattolino.

La crema una spalmabile alla nocciola, il suo sapore è molto simile alla Nutella, ma non lo stesso, forse un pò meno corposo.

Al suo interno ha dei zuccherini, che dovrebbero richiamare le stelline che decorano i Pan di stelle.

Dopo avervela descritta quasi nel dettaglio, so che adesso molti di voi mi chiederebbero, in conclusione cosa ne penso. quindi passiamo alle considerazioni.

In relazione a tutti gli elogi che avevo letto, e alla pubblicità social che avevo visto, mi aspettavo meglio.

Personalmente trovo la Crema una scopiazzata dell’inimitabile Nutella, con unica differenza queste granulose stelline all’interno.

Ho anche lanciato nelle mie stories instagram una domanda per capire cosa ne pensaste voi, e devo dire che ci sono pareri alquanto contrastanti.

C’è chi la ama e ha detto addio alla Nutella e poi c’è chi, come me, pensa che  la scelta della Barilla sia stata di certo, molto coraggiosa ma che non abbia paragonabilità con la spalmabile più amata al Mondo.

Credo che, alla fine, saremmo  tutti concordi nell’affermare  che sono gusti e che  come tali  molto variabili e personali.

Sono, però, altrettanto  sicura  che concorderete con me anche nell’affermare che  l’egemonia mondiale della Nutella, almeno per ora, non vacilli così come scrivono.

#thecrazyjoy

 

 

 

 

 

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Il dolce natalizio della tradizione siciliana: il buccellato…

Cari lettori, come va??? Ormai Natale è alle porte e siamo tutti intenti ad organizzare fantastici preparativi.

 

Le nostre tavole sono sempre più imbandite.

 

Piatti tipici di questo periodo colorano e profumano le nostre case ma anche le vetrine di pasticcerie e panifici.

 

I dolci che ci accompagnano in questo periodo sono numerosissimi. Ogni regione ha una propria tradizione e nella mia amata Sicilia il dolce che più di tutti addolcisce questo periodo si chiama Buccellato.

 

Quando ero piccola non lo amavo molto, da qualche anno a questa parte, però, è stato una piacevole scoperta.

 

Proprio per celebrare la sua bontà, ho deciso di dedicargli questo articolo dando risalto alla sua tradizionale storia.

 

Il nome deriva dal latino “buccellatum”, pane da trasformare in bocconi.

Probabilmente, si pensa, sia l’erede del buccellatum romano,pane che proprio gli imperatori romani spartivano con la popolazione durante le feste .

 

Il buccellato siciliano, però, interseca la sua storia con un altro dolce che deriva sempre dall’antico buccellatum, il buccellato lucchese.

 

Quello prodotto a Lucca però è molto diverso da quello siciliano, si produce in autunno ed è un pane dolce ripieno d’uvetta.

 

Il mix nasce del fatto che durante il periodo medioevale a Palermo vivevano in quartiere chiamato “Loggia”, dei toscani che iniziarono a diffondere in tutta la città la produzione di buccellato ripieno di frutta secca.

 

La dominazione araba che aveva lasciato in eredità alla città cedri, zucche, mandorle e fichi secchi diede vita ad un ripieno diverso così il ripieno diverso, molto vicino a quello che è arrivato sulle nostre tavole.

 

All’interno del territorio siculo stesso le varianti del dolce sono molteplici.

Non è raro passare dal buccellato a forma di ciambella (usato anticamente anche come centro tavola del banchetto natalizio), a quello con la forma di mezza luna.

 

Anche i ripieni variano e differiscono a seconda del gusto o della zona della Sicilia dove si ci trova.

 

Fatto questo breve excursus culinario e chiariti i natali del buccellato non mi resta altro che augurarvi un dolcissimo Natale.

 

#thecrazyjoy

 

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La storia del topo più famoso al Mondo: i novant’anni di Topolino…

Cari lettori, come state??? Spero sempre bene, perdonate la mia assenza repentina dal blog, ma al momento mi destreggio tra i molti impegni e questo ha un po’ decelerato la mia produzione.

 

Oggi, vorrei dedicare questo articolo ad un personaggio   che sin da bimbi conosciamo tutti ( che per altro io adoro) e che ieri è diventato ancora più vecchietto, ovviamente tutti avrete capito che mi riferisco al mitico ed   unico TOPOLINOOOO.

Il topo più delizioso del Mondo è un personaggio che ormai fa parte della nostra tradizione, e come tale ha una storia che lo ha visto evolversi e raggiungere la fama e l’amore mondiale.

 

 

Nasce intorno al 1928 dalla matita di un giovane creativo di nome Walt Disney che proprio in quel periodo viveva momenti di grossa crisi, a causa della perdita   dei diritti del suo personaggio più redditizio (Oswald Il coniglio Fortunato).

 

Abbandonato da quasi tutti i collaboratori, eccetto che da un grande disegnatore(un amico fraterno) ebbe l’idea di un nuovo personaggio.

 

Trasse ispirazione da un piccolo roditore di campagna che si aggirava negli studi. Fece disegnare un topo un po’ anomalo, composto da due cerchi enormi che formavano due grandi orecchie.

 

L’ultimo tocco, il nome, lo diede la moglie di Disney suggerendo di chiamarlo, Mickey, e da lì Mickey Mouse.

 

La strada che porterà Topolino alla fama è però ancora tortuosa.

 

I primi due corti sono dei flop.

 

Disney sente che a questi corti manca ancora qualcosa e pieno di debiti ma fiducioso nella sua creazione decide di investire tutti i suoi soldi in un corto con il sonoro (ideato un anno prima solo da Warner Bross).

 

Il 18 Novembre1928 debutta al Colony Theatre di New York , un topo fischiettante, il primo cartone animato con sonoro doppiato interamente da Walt Disney.

 

I corti ebbero un successo enorme e si susseguirono uno dopo l’altro.

 

Topolino è il grande protagonista degli anni della grande depressione, il suo buon umore, la sua gentilezza lo consacreranno “simbolo internazionale di buona volontà “.

 

Farà vincere a Disney un Oscar onorario e 26 statuette conquistate agli Accademy sbaragliando ogni concorrenza e detenendo un primato.

 

Dalla pellicola Topolino salta sulla carta stampata.

 

L’Italia è il primo Paese a dedicargli un giornale, e nel 1930 esce l’omonimo giornaletto che da qual momento ogni mercoledì accompagnerà generazioni di giovani lettori.

 

Amico ed amante leale (innamorato della sua Minnie sin dal primo corto), Topolino con il suo spiccato senso di giustizia e la sua travolgente allegria ha conquistato e conquista grandi e piccini di tutto il Mondo.

 

Oggi a novant’anni dalla sua nascita gli auguriamo di continuare ad incantare tutti i bimbi ma anche gli adulti del Mondo. Che possano vivere la vita seguendo la sua filosofia:

 

un grosso sorriso   sulle labbra e tanto buon umore, perché in fondo i cattivi ( che magari qualcuno un’pò più grande e razionale chiamerà, problemi) si sconfiggono proprio così .

 

 

Ancora AUGURI TOPOLINO…

#thecrazyjoy

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E’ il Souvenir della Sicilia per eccellenza: la storia del CARRETTO SICILIANO .

Quando s’immagina la tradizione popolare siciliana la prima immagine che ci viene alla mente è quella dell’oggetto che rappresenta più la Sicilia. I negozi di souvenir ne sono pieni zeppi: Ogni turista che si rispetti ne porta a casa uno.

 

A cosa mi riferisco???

 

Ma al mitico ed intramontabile carretto siciliano.

 

 

Anche se famoso in tutto il Mondo, in pochi sanno, veramente, la sua storia

 

 

Con la caduta dell’Impero Romano anche i trasporti in Sicilia subiscono un totale declino ( come vedete la storia non cambia mai, anzi forse in Sicilia non migliora mai), la maggior parte dei mezzi che veniva impiegata per muoversi era di origine marina.

 

Ed è proprio in questo periodo, che il carretto fa il suo ingresso.

 

Si tratta di un carro trainato da un animale.

 

Il suo utilizzo è pratico, poco costoso ma sopratutto versatile.

 

Può essere   tranquillamente usato sia nel   lavoro nei terreni, ma anche nel trasporto di genti o materiali

 

Nonostante la costruzione sembri molto spartana, il carretto in realtà è molto complesso.

 

La sua creazione, per questo, richiedeva l’utilizzo di diverse maestranze.

 

I falegnami e gli intagliatori realizzavano tutte le parti in legno, i fabbri che aggiungevano o lavoravano gli elementi in ferro battuto per stabilizzarne la struttura.

 

Al carradore spettava il compito più difficile, cioè mettere ed assemblare tutte le parti che poi sarebbero state dipinte e decorate.

 

Nel corso dei decenni l’umile carretto passò da povero   mezzo di trasporto ad una vera e propria opera d’arte.

 

Quello che lo caratterizzava, e ancora oggi lo rende particolare e famoso, sono i ricchi dipinti che lo adornano alcuni con significati molto complessi.

Tradizione vuole, che le pitture fossero   messe sul carro con lo scopo   di abbellire ma anche per altri due motivi.

 

Uno, quello di proteggere il legno dalla logorazione del tempo.

 

L’altro, un po’ più folkloristico. Considerava le scene dipinte sui carri dei portafortuna in grado di garantire vigore alle famiglie che possedevano i mezzi o a chi ci salisse sopra.

 

 

 

Con l’avvento di mezzi di trasporto più celeri il mitico carretto passò in disuso ma rimase uno dei simboli indiscussi della Sicilia, tanto da trasformarsi in opera d’arte e dar vita a dei Musei, ed eventi sparsi per tutta l’Isola.

#thecrazyjoy

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Il week-end artistico della Sicilia: Palermo Piano City….

Cosa c’è di più bello che l’arte che incontra la musica??? Forse nulla, soprattutto se ciò avviene in una città dai mille volti e stili come Palermo, che questo week-end apre le porte a un evento che intreccerà la sua magistrale bellezza architettonica con quella musicale.

 

Si tratta del Palermo Piano City che da oggi venerdì 5 Ottobre fino a domenica 7   darà vita ad un tre giorni di musica, classica e non, illimitata.

 

In realtà l’iniziativa prende spunto dal Milano Piano City che da vari anni, ormai, apre palazzi e cortili alla musica.

 

Sulla scia dell’iniziativa Milanese, in collaborazione proprio con il Comune di Milano, il Comune di Palermo, il Teatro Massimo e il Conservatorio Bellini di Palermo e grazie alla parteship d’Intesa San Paolo; Palermo sarà scenario indiscusso musicale ed architettonico per il   primo week- end di Ottobre.

 

Saranno 90 le ore di musica che ininterrottamente riecheggeranno per la città.

 

Si parte già da questa sera, Venerdì 5 Ottobre, nella Chiesa dello Spasimo.

 

I luoghi che faranno da cornice all’iniziativa( ma che da palermitana ed amante dell’arte mi permetto di aggiungere) daranno una valenza in più agli spettacoli, saranno vari, tra questi: la Chiesa dello Spasimo, la Vucciria, la Biblioteca Regionale, Palazzo de Gregorio, la Questura e molti altri Palazzi non sempre aperti al pubblico.

 

Anche gli artisti che si alterneranno saranno tanti, tra questi figurano nomi di fama nazionale ed internazionale.

 

Tra le manifestazioni ci sarà un omaggio a Don Pino Pugliesi a 25 anni dal suo assassinio, con un concerto in Piazza Anita Garibaldi (dove ebbe luogo il fatto).

 

Il palinsesto prevede anche l’apertura delle porte della collezione di pianoforti a rullo del Teatro dell’Opera dei Pupi di Mimmo Cuticchio.

 

Tutti gli eventi, sono gratuiti anche se alcuni vanno prenotati sul sito della manifestazione.(http://www.pianocitypalermo.it

 

Troverete, inoltre, tutta la brouchere sul sito su http://www.Quattroe40.com

 

#thecrazyjoy

 

 

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Certe storie fan perder la testa: la leggendaria narrazione sulla siciliana testa di Moro..

Quando vieni a visitare   o vivi in Sicilia, è scontato vedere nei negozi di souvenir, sui balconi o addirittura all’interno delle case, delle fiorire molto particolari generalmente realizzate in ceramica che raffigurano una testa di un uomo e che informandovi, sicuramente,   scoprirete chiamarsi testa di Moro.

 

In realtà il culto, per la realizzazione di queste ceramiche, viene da un’antica leggenda che mi ha particolarmente affascinato e sulla quale ho deciso di informarmi.

 

 

Correva l’anno 1000 e Palermo era dominata dai Mori ( popolazione di origine Islamica).

 

In un quartiere storico della città chiamato “Al Haliah”( oggi conosciuto come Kalsa), viveva un’affascinante ragazza che era solita trascorrere   le sue giornate   affacciandosi al balcone e curando le piante deposte lì.

 

Non passò molto tempo che la bella siciliana, venne notata da un giovane, un Moro, che da subito se ne invaghì e le fece una spietata corte.

 

La donna colpita da una promessa d’amore così forte, accolse il giovane nel suo cuore, ricambiando il sentimento e facendosi travolgere dalla passione.

 

Il Moro, che di tanto animo nobile appariva, in realtà ( come tutti gli uomini, aggiungerei io) celava un orrendo segreto.

 

Infatti solo quando fece suo l’amore della siciliana, le rivelò che sarebbe dovuto tornare in Oriente perché ad attenderlo c’erano moglie e i figli.

 

La ragazza, innamorata ed amareggiata, decise di escogitare un piano per farla pagare al traditore e per legare per sempre il loro amore.

 

Infatti cogliendo l’uomo in un momento di incoscienza, durante il sonno, lo uccise.

Decise, però, di non fermarsi solo a questo ma di legare per sempre a se il suo amato, tagliandogli la testa, piantando al suo interno del basilico (che a quel tempo era una pianta indicatrice di sacralità) e ponendolo lì dove la loro storia era cominciata, sul balcone.

 

 

Giorno dopo giorno si prendeva cura del suo amato, o meglio della pianta che ne era diventato, annaffiandolo con le lacrime .

 

La cura, le attenzioni e anche l’amore che riponeva in quella piantina fecero sbocciare un profumatissimo basilico, tanto da diventare   l’invidia di tutti i vicini.

 

Esterrefatti dal profumo ma soprattutto dalla bellezza di quel particolare vaso, gli invidiosi vicini, se ne fecero riprodurre delle copie.

 

Diedero così vita, inconsapevolmente, alla produzione di quelle che noi chiamiamo teste di Moro.

 

Oggi ogni testa di Moro riprodotta porta sulla testa una corona , questo perché si sottolinea la sacralità della pianta che anticamente conteneva.

 

In realtà un’altra versione della leggenda narra che i natali della ragazza che fecero perdere la testa al Moro fossero nobili.

La passione che nacque tra i due recò vergogna alla famiglia di lei che dopo aver scoperto la relazione li fece decapitare entrambi.

 

E, come promemoria del fattaccio, pose le due teste in bellavista su una balconata.

 

Questo giustificherebbe la produzione delle teste che spesso avviene in coppia.

 

La maggior produzione in Sicilia oggi è a Caltagirone, cittadina famosa appunto, per la produzione di ceramiche.

#thecrazyjoy

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