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Douglas: la profumeria a portata di click!

Cari lettori, come state? Spero bene. Non vi scrivo da tanto, ma ultimamente le mie giornate sono  sempre più impegnative e stressanti.

Immaginate che a causa dei continui impegni improrogabili, stavo per rinunciare alla cosa che mi piace di più fare, lo shopping.

Per fortuna, però, la tecnologia mi è venuta incontro e così ho optato per lo shopping online.

Tra tutti i siti che ho visitato durante la mia frenetica “retata” di spese, ce n’è uno che ho trovato davvero interessante, e che mi piacerebbe consigliarvi se, come me, siete appassionati della cura del corpo.

Il sito è quello della profumeria Douglas, è organizzato in maniera eccellente.

Intuitivo e  pratico anche per chi, in genere, è restio allo shopping in rete.

Al suo interno ci sono un sacco di brand, utili a soddisfare le esigenze di tutti i consumatori.

Attraverso questa magnifico sito, ho preparato, comodamente, la mia pochette per l’estate.

Adesso vi mostro i prodotti, cinque scelte, che secondo me non dovrebbero mancare nella pochette estiva di tutti noi.

 La cosa che non dovrebbe mancare nel beauty di nessuno, in estate è una protezione solare.  Io ho scelto questa di Lancaster con un fattore protettivo 50+ideale per me che tendo a bruciarmi con facilità.

 Il secondo prodotto dell’estate, che in realtà mi avete consigliato voi su Instagram, è la terra Bronzing Powered di Deborah. Il prezzo è molto economico. Trovarla è molto raro, per questo ne ho approfittato subito quando l’ho vista sul sito.
 Il terzo prodotto che , secondo me, è essenziale è  il mascara  Volume Effect di Yves Saint Lauren. Lo volevo da molto tempo ed il fatto di trovarlo su questo sito, dove per il  momento è anche in sconto mi ha spinto ha comprarlo.

 La quarta cosa è il Lip Gloss di Dior Addict, anche questo lo “braccavo” da tanto tempo, per cui ho deciso di farlo mio. Per altro al momento è anch’esso scontato.

La quinta ed ultima cosa è il Beauty stesso. Sono una disordinata cronica, ho milioni di prodotti sparsi per casa. Quando devo partire faccio confusione e dimentico sempre qualcosa. Quindi per me è l’ideale e poi diciamolo non ha un colore pazzesco???
Con quest’ultimo “acquisto di saggezza” i miei consigli per il beauty più trendy, economico e  comodo by Douglas sono finiti. Spero, vi possano essere utili .

 

Alla prossima

#thecrazyjoy.

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Una leggendaria dolcezza:la storia del Tiramisù…

Cari lettori e amici come state??? Spero sempre bene, non scrivo più sul blog da una vita… Adesso, però sono tornata più carica e affamata di prima ( o almeno così mi auguro).

 

Come sapete una delle cose che mi piace fare è mangiare e per questo ho deciso di celebrare il mio ritorno alla scrittura , regalandovi una lettura golosa.

 

No, no tranquilli nessuna ricetta; ma oggi vi narrerò la storia di un dolce la cui fama è nazionale e la cui bontà invece è mondiale, il tiramisù.

 

Ebbene si, amici miei, la sua ricetta è diciamo semplice (sono capace perfino io a realizzarlo), ma la storia che ce lo ha fatto conoscere è un po’ più complessa.

 

Misteriosa ma si pensa   recente, affascinante ma discussa .

 

Di come il tiramisù sia stato ideato non sappiamo molto o meglio non abbiamo molte certezze.

 

Alcuni credono che prenda spunta da dolci austriaci, altri che sia la ricetta avanzata dello zabaione, l’unica certezza tangibile storicamente è che la parola tiramisù compare nel dizionario nel 1980.

 

Questo elemento ci porta a pensare che l’ideazione di questa ricetta sia relativamente recente.

 

Se contorta è l’ideazione anche la paternità non è da meno.

 

Infatti la tradizione culinaria lo vede simile ad altri dolci presenti nella cucina tradizionale piemontese, lombarda, veneta e friulana.

A far chiarezza a questi intrigati ma dolci enigmi c’ha provato l’enogastronomo Giuseppe Maffioli che storicizza la preparazione tra la fine degli anni 60’e di quelli 70’.

 

Secondo altri celeberrimi enogastronomi la paternità del dolce è da attribuire a dei ristoranti di Treviso.

 

Avendo conquistato e intrigato, con il suo dolce charme, tutta la Penisola la sua paternità è protagonista di due piccole leggende.

 

Nella prima si narra che fosse un dolce le cui origini fossero sienesi, e che venne preparato per la visita in città di Cosimo III De Medici e da lì fu denominato “ zuppa del duca”.

Versione che potrebbe coincidere con l’introduzione in Italia del caffè ma discorderebbe con l’utilizzo di gran parte degli altri ingredienti.

 

 

Un’altra tesi afferma che il dolce, in origine, fosse stato ideato da un pasticcere torinese per

sostenere il conte Cavour   nell’azione riunificativa dell’Italia.

Questa tesi, però, viene smentita dalla storicità dei metodi di produzione e conservazione che non coinciderebbero.

 

Oggi la sua fama è mondiale, da aver ricevuto numerosi riconoscimenti uno di questi ottenuto   nel 2013, è quello di essere   piatto ufficiale della sesta Giornata Internazionale della Cucina Italiana a New York.

#thecrazyjoy

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Il dolce prediletto del Carnevale: la vera storia delle chiacchiere…

Ciao ragazzi, come state??? Lo so, come al solito sono stata molto,( forse anche troppo assente) ma sono tornata con una storia molto particolare ed inerente al periodo nel quale ci troviamo.

 

Sono bloccata a casa, ma malgrado la mia fossilizzazione, dai vostri post e attraverso un breve consulto del   calendario mi sono resa conto che siamo già nel periodo di carnevale.

 

Lo scorso anno vi ho raccontato la centenaria storia del carnevale di Venezia, quest’anno però ho deciso di trattare vari aspetti, dalle maschere ad i dolci, e proprio da questi ultimi vorrei partire.

 

Se vi capita di andare in pasticceria, in un panificio o in qualche supermercato la prima cosa che noterete è che il reparto dolci è adornato da dei tipici dolci carnvaleschi.

 

Il dolce per antonomasia di questo periodo sono le chiacchiere, dette anche bugie o frappe a seconda della regione nella quale vi troviate.

 

Siamo abituati a dare queste delizie per scontate , in realtà la tradizione che ce le ha fatte arrivare fino ad i nostri giorni è secolare. Parte direttamente dalla Roma antica.

 

Come ben sappiamo, anche il carnevale è un’antica tradizione che   si celebrava già ad i tempi dei romani, ma si chiamava Saturnali.

 

Il periodo dei Saturnali era molto particolare per la Roma antica, ogni ceto sociale veniva abbattuto, tutti potevano essere quello che durante la vita di ogni giorno era impensabile fossero.

 

Durante questo periodo si succedevano banchetti e feste popolari.

Le tavole erano imbandite   da dolci, quello che però suscitava maggiore entusiasmo tra i commensali si chiamava frictalia. Dolci fritti nel grasso di maiale.

 

La loro preparazione era semplice, le materie prime per la   realizzazione economiche.

 

Tutti, anche i più poveri potevano concedersi un attimo di dolcezza.

 

Esiste , però, una leggendaria ma non attendibile storia   sulle chiacchiere, riconducibile alla tradizione Napoletana.

Leggenda narra che una   regina di casa Savoia (mai identificata) era intenta a fare salotto con i propri ospiti di corte quando il desiderio di dolce la assalì (cambiano i tempi ma la golosità, a quanto pare rimane la stessa).

 

La Sovrana commissionò al cuoco personale, tale Raffaele Esposito, la preparazione di un dolce adatto ad essere consumato nel corso delle facezie aristocratiche. Fu lo stesso chef a scegliere il nome e lo chiamo “chiacchiere”.

#thecrazyjoy

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Cream Pan Di Stelle VS Nutella…

Cari lettori, come state??? Io bene, a parte il fatto che oggi è il lunedì più lunedì di tutti e che ho iniziato seriamente la mia dieta.

I chili messi su durante le scorse festività natalizie sono un pò. A proposito di chilogrammi e golosità, ho deciso di recensire  un nuovo food trend.

Diciamo che la  foto di questo prodotto  impazza su tutti i social, non c’è food blogger o pasticceria che non abbia  postato una sua immagine, di cosa parlo??? Della  nuova, instagrammabilissima, crema PAN DI STELLE.

Insomma, prima la acquistassi avevo letto molto su lei.

Alcuni la definivano il Santo Gral della pasticceria, altri la degna avversaria della nutella ed altri ancora un pò tragici scrivevano che la sua uscita avrebbe  fatto fallire la mitica  Nutella (di  cui vi  linko un articolo https://www.flaviagioia.com/2018/01/25/la-storica-nascita-della-nutella/).

Curiosa come un delfino e pronta a questa mistica esperienza, decido di provarla.

Sappiate che l’ho fatto solo per voi, o meglio questo è quello che racconterò alla mia nutrizionista( sperando non legga questo articolo).

La crema si trova in tutti i supermercati, in genere nel reparto dolciario (come la Nutella).

Il vasetto che la contiene è in vetro  con tappo in alluminio  (quindi riutilizzabile), il formato è uno da 300gr circa. Il prezzo è abbordabilissimo circa 3,50 a barattolino.

La crema una spalmabile alla nocciola, il suo sapore è molto simile alla Nutella, ma non lo stesso, forse un pò meno corposo.

Al suo interno ha dei zuccherini, che dovrebbero richiamare le stelline che decorano i Pan di stelle.

Dopo avervela descritta quasi nel dettaglio, so che adesso molti di voi mi chiederebbero, in conclusione cosa ne penso. quindi passiamo alle considerazioni.

In relazione a tutti gli elogi che avevo letto, e alla pubblicità social che avevo visto, mi aspettavo meglio.

Personalmente trovo la Crema una scopiazzata dell’inimitabile Nutella, con unica differenza queste granulose stelline all’interno.

Ho anche lanciato nelle mie stories instagram una domanda per capire cosa ne pensaste voi, e devo dire che ci sono pareri alquanto contrastanti.

C’è chi la ama e ha detto addio alla Nutella e poi c’è chi, come me, pensa che  la scelta della Barilla sia stata di certo, molto coraggiosa ma che non abbia paragonabilità con la spalmabile più amata al Mondo.

Credo che, alla fine, saremmo  tutti concordi nell’affermare  che sono gusti e che  come tali  molto variabili e personali.

Sono, però, altrettanto  sicura  che concorderete con me anche nell’affermare che  l’egemonia mondiale della Nutella, almeno per ora, non vacilli così come scrivono.

#thecrazyjoy

 

 

 

 

 

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Il dolce natalizio della tradizione siciliana: il buccellato…

Cari lettori, come va??? Ormai Natale è alle porte e siamo tutti intenti ad organizzare fantastici preparativi.

 

Le nostre tavole sono sempre più imbandite.

 

Piatti tipici di questo periodo colorano e profumano le nostre case ma anche le vetrine di pasticcerie e panifici.

 

I dolci che ci accompagnano in questo periodo sono numerosissimi. Ogni regione ha una propria tradizione e nella mia amata Sicilia il dolce che più di tutti addolcisce questo periodo si chiama Buccellato.

 

Quando ero piccola non lo amavo molto, da qualche anno a questa parte, però, è stato una piacevole scoperta.

 

Proprio per celebrare la sua bontà, ho deciso di dedicargli questo articolo dando risalto alla sua tradizionale storia.

 

Il nome deriva dal latino “buccellatum”, pane da trasformare in bocconi.

Probabilmente, si pensa, sia l’erede del buccellatum romano,pane che proprio gli imperatori romani spartivano con la popolazione durante le feste .

 

Il buccellato siciliano, però, interseca la sua storia con un altro dolce che deriva sempre dall’antico buccellatum, il buccellato lucchese.

 

Quello prodotto a Lucca però è molto diverso da quello siciliano, si produce in autunno ed è un pane dolce ripieno d’uvetta.

 

Il mix nasce del fatto che durante il periodo medioevale a Palermo vivevano in quartiere chiamato “Loggia”, dei toscani che iniziarono a diffondere in tutta la città la produzione di buccellato ripieno di frutta secca.

 

La dominazione araba che aveva lasciato in eredità alla città cedri, zucche, mandorle e fichi secchi diede vita ad un ripieno diverso così il ripieno diverso, molto vicino a quello che è arrivato sulle nostre tavole.

 

All’interno del territorio siculo stesso le varianti del dolce sono molteplici.

Non è raro passare dal buccellato a forma di ciambella (usato anticamente anche come centro tavola del banchetto natalizio), a quello con la forma di mezza luna.

 

Anche i ripieni variano e differiscono a seconda del gusto o della zona della Sicilia dove si ci trova.

 

Fatto questo breve excursus culinario e chiariti i natali del buccellato non mi resta altro che augurarvi un dolcissimo Natale.

 

#thecrazyjoy

 

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La storia del topo più famoso al Mondo: i novant’anni di Topolino…

Cari lettori, come state??? Spero sempre bene, perdonate la mia assenza repentina dal blog, ma al momento mi destreggio tra i molti impegni e questo ha un po’ decelerato la mia produzione.

 

Oggi, vorrei dedicare questo articolo ad un personaggio   che sin da bimbi conosciamo tutti ( che per altro io adoro) e che ieri è diventato ancora più vecchietto, ovviamente tutti avrete capito che mi riferisco al mitico ed   unico TOPOLINOOOO.

Il topo più delizioso del Mondo è un personaggio che ormai fa parte della nostra tradizione, e come tale ha una storia che lo ha visto evolversi e raggiungere la fama e l’amore mondiale.

 

 

Nasce intorno al 1928 dalla matita di un giovane creativo di nome Walt Disney che proprio in quel periodo viveva momenti di grossa crisi, a causa della perdita   dei diritti del suo personaggio più redditizio (Oswald Il coniglio Fortunato).

 

Abbandonato da quasi tutti i collaboratori, eccetto che da un grande disegnatore(un amico fraterno) ebbe l’idea di un nuovo personaggio.

 

Trasse ispirazione da un piccolo roditore di campagna che si aggirava negli studi. Fece disegnare un topo un po’ anomalo, composto da due cerchi enormi che formavano due grandi orecchie.

 

L’ultimo tocco, il nome, lo diede la moglie di Disney suggerendo di chiamarlo, Mickey, e da lì Mickey Mouse.

 

La strada che porterà Topolino alla fama è però ancora tortuosa.

 

I primi due corti sono dei flop.

 

Disney sente che a questi corti manca ancora qualcosa e pieno di debiti ma fiducioso nella sua creazione decide di investire tutti i suoi soldi in un corto con il sonoro (ideato un anno prima solo da Warner Bross).

 

Il 18 Novembre1928 debutta al Colony Theatre di New York , un topo fischiettante, il primo cartone animato con sonoro doppiato interamente da Walt Disney.

 

I corti ebbero un successo enorme e si susseguirono uno dopo l’altro.

 

Topolino è il grande protagonista degli anni della grande depressione, il suo buon umore, la sua gentilezza lo consacreranno “simbolo internazionale di buona volontà “.

 

Farà vincere a Disney un Oscar onorario e 26 statuette conquistate agli Accademy sbaragliando ogni concorrenza e detenendo un primato.

 

Dalla pellicola Topolino salta sulla carta stampata.

 

L’Italia è il primo Paese a dedicargli un giornale, e nel 1930 esce l’omonimo giornaletto che da qual momento ogni mercoledì accompagnerà generazioni di giovani lettori.

 

Amico ed amante leale (innamorato della sua Minnie sin dal primo corto), Topolino con il suo spiccato senso di giustizia e la sua travolgente allegria ha conquistato e conquista grandi e piccini di tutto il Mondo.

 

Oggi a novant’anni dalla sua nascita gli auguriamo di continuare ad incantare tutti i bimbi ma anche gli adulti del Mondo. Che possano vivere la vita seguendo la sua filosofia:

 

un grosso sorriso   sulle labbra e tanto buon umore, perché in fondo i cattivi ( che magari qualcuno un’pò più grande e razionale chiamerà, problemi) si sconfiggono proprio così .

 

 

Ancora AUGURI TOPOLINO…

#thecrazyjoy

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San Martino tra tradizione e storia…

Cari lettori, oggi è finalmente arrivata la famigerata festa di San Martino.

 

Forse perché una mia cara amica si chiama proprio Martina o perché   è una festività molto sentita ma della quale sappiamo poco , ho deciso di dedicare questo articolo proprio a lui, San Martino.

 

 

Martino, nacque intorno al 316-317 in quella che oggi identifichiamo come Ungheria.

Figlio di un militare, presto con la famiglia dovette trasferirsi a Pavia dove crebbe.

 

Ma la sua carriera militare cominciò quasi subito e lo portò in Gallia (attuale Francia).

Proprio del periodo francese è l’episodio che lo rese famoso.

 

Infatti legenda ma anche fede narrano che quando Martino militava nell’esercito nel ruolo di “circitor” (sorvegliante notturno delle guarnigioni), durante uno dei suoi turni incontrò un vecchio mendicane infreddolito; per alleviare le pene del povero uomo decise di dividere il suo mantello e di donargliene un pezzo così che riuscisse a coprirsi.

 

Si narra, inoltre, che la   notte seguente gli apparve in sogno Gesù vestito col mantello militare, che aveva ceduto al mendicante.

 

Continuò la sua vita militare, fino ad i quarant’anni.

Successivamente ebbe inizio il secondo periodo della sua vita.

 

Si dedicò a combattere l’eresia ariana e per questo fu cacciato prima dalla Francia e poi da Milano dove erano stati eletti vescovi ariani.

 

Dopo una vita eremitica tornò a Poitires ( Francia), divenne frate e fondò un ordine.

 

Nel 371 divenne vescovo ma mantenne lo stile di vita che lo contraddistingueva, semplice.

 

Lottò contro il paganesimo, evangelizzando popoli.

 

Fu un vescovo diverso dagli altri, dedito all’evangelizzazione dei popoli e non alla ricchezza.

Venne amato da tutti i cattolici.

 

Morì l’8 Novembre 397 a Candes-Saint- Martin dove si era recato per mettere pace tra il clero   locale.

La sua morte diede vita ad una vera e proprio idolatrazione religiosa.

 

Viene ricordato giorno 11 Novembre perché quello fu il giorno dei funerali.

 

San Martino è simbolismo di tradizione, infatti nel corso del tempo , in molte culture giorno 11 Novembre si praticano diverse usanze.

 

Ad esempio, nelle Fiandre i bambini partecipano a diverse processioni con in mano delle lanterne.

Il cibo che caratterizza la festività e è l’oca perché si narra che Martino riluttante a diventare vescovo si fosse nascosto nelle campagne in una stalla piena di oche ma che queste a causa dell’incessante strarnazzo prodotto lo avessero fatto scoprire.

 

In Italia il culto di san Martino è un rito religioso ma che implica anche un cambiamento meteorologico.

Da quella data in poi ( teoricamente) si procederà verso temperature invernali.

 

Molti sono, anche, i dolci che da tradizione accompagnano la festa.

 

In Sicilia tipi sono dei biscotti chiamati San martinelli, grandi come le arance, dall’ aroma di finocchio ed anice, consumabili accompagnati con del   moscato.

 

Le pasticcerie Palermitane però producono la variante anche più morbida che all’interno contiene ricotta o marmellata.

 

San Martino però è festeggiato in tutta Italia e gli usi gastronomici cambiano da regione a regione.

 

#thecrazyjoy

 

 

 

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E’ il Souvenir della Sicilia per eccellenza: la storia del CARRETTO SICILIANO .

Quando s’immagina la tradizione popolare siciliana la prima immagine che ci viene alla mente è quella dell’oggetto che rappresenta più la Sicilia. I negozi di souvenir ne sono pieni zeppi: Ogni turista che si rispetti ne porta a casa uno.

 

A cosa mi riferisco???

 

Ma al mitico ed intramontabile carretto siciliano.

 

 

Anche se famoso in tutto il Mondo, in pochi sanno, veramente, la sua storia

 

 

Con la caduta dell’Impero Romano anche i trasporti in Sicilia subiscono un totale declino ( come vedete la storia non cambia mai, anzi forse in Sicilia non migliora mai), la maggior parte dei mezzi che veniva impiegata per muoversi era di origine marina.

 

Ed è proprio in questo periodo, che il carretto fa il suo ingresso.

 

Si tratta di un carro trainato da un animale.

 

Il suo utilizzo è pratico, poco costoso ma sopratutto versatile.

 

Può essere   tranquillamente usato sia nel   lavoro nei terreni, ma anche nel trasporto di genti o materiali

 

Nonostante la costruzione sembri molto spartana, il carretto in realtà è molto complesso.

 

La sua creazione, per questo, richiedeva l’utilizzo di diverse maestranze.

 

I falegnami e gli intagliatori realizzavano tutte le parti in legno, i fabbri che aggiungevano o lavoravano gli elementi in ferro battuto per stabilizzarne la struttura.

 

Al carradore spettava il compito più difficile, cioè mettere ed assemblare tutte le parti che poi sarebbero state dipinte e decorate.

 

Nel corso dei decenni l’umile carretto passò da povero   mezzo di trasporto ad una vera e propria opera d’arte.

 

Quello che lo caratterizzava, e ancora oggi lo rende particolare e famoso, sono i ricchi dipinti che lo adornano alcuni con significati molto complessi.

Tradizione vuole, che le pitture fossero   messe sul carro con lo scopo   di abbellire ma anche per altri due motivi.

 

Uno, quello di proteggere il legno dalla logorazione del tempo.

 

L’altro, un po’ più folkloristico. Considerava le scene dipinte sui carri dei portafortuna in grado di garantire vigore alle famiglie che possedevano i mezzi o a chi ci salisse sopra.

 

 

 

Con l’avvento di mezzi di trasporto più celeri il mitico carretto passò in disuso ma rimase uno dei simboli indiscussi della Sicilia, tanto da trasformarsi in opera d’arte e dar vita a dei Musei, ed eventi sparsi per tutta l’Isola.

#thecrazyjoy

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Il week-end artistico della Sicilia: Palermo Piano City….

Cosa c’è di più bello che l’arte che incontra la musica??? Forse nulla, soprattutto se ciò avviene in una città dai mille volti e stili come Palermo, che questo week-end apre le porte a un evento che intreccerà la sua magistrale bellezza architettonica con quella musicale.

 

Si tratta del Palermo Piano City che da oggi venerdì 5 Ottobre fino a domenica 7   darà vita ad un tre giorni di musica, classica e non, illimitata.

 

In realtà l’iniziativa prende spunto dal Milano Piano City che da vari anni, ormai, apre palazzi e cortili alla musica.

 

Sulla scia dell’iniziativa Milanese, in collaborazione proprio con il Comune di Milano, il Comune di Palermo, il Teatro Massimo e il Conservatorio Bellini di Palermo e grazie alla parteship d’Intesa San Paolo; Palermo sarà scenario indiscusso musicale ed architettonico per il   primo week- end di Ottobre.

 

Saranno 90 le ore di musica che ininterrottamente riecheggeranno per la città.

 

Si parte già da questa sera, Venerdì 5 Ottobre, nella Chiesa dello Spasimo.

 

I luoghi che faranno da cornice all’iniziativa( ma che da palermitana ed amante dell’arte mi permetto di aggiungere) daranno una valenza in più agli spettacoli, saranno vari, tra questi: la Chiesa dello Spasimo, la Vucciria, la Biblioteca Regionale, Palazzo de Gregorio, la Questura e molti altri Palazzi non sempre aperti al pubblico.

 

Anche gli artisti che si alterneranno saranno tanti, tra questi figurano nomi di fama nazionale ed internazionale.

 

Tra le manifestazioni ci sarà un omaggio a Don Pino Pugliesi a 25 anni dal suo assassinio, con un concerto in Piazza Anita Garibaldi (dove ebbe luogo il fatto).

 

Il palinsesto prevede anche l’apertura delle porte della collezione di pianoforti a rullo del Teatro dell’Opera dei Pupi di Mimmo Cuticchio.

 

Tutti gli eventi, sono gratuiti anche se alcuni vanno prenotati sul sito della manifestazione.(http://www.pianocitypalermo.it

 

Troverete, inoltre, tutta la brouchere sul sito su http://www.Quattroe40.com

 

#thecrazyjoy

 

 

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Certe storie fan perder la testa: la leggendaria narrazione sulla siciliana testa di Moro..

Quando vieni a visitare   o vivi in Sicilia, è scontato vedere nei negozi di souvenir, sui balconi o addirittura all’interno delle case, delle fiorire molto particolari generalmente realizzate in ceramica che raffigurano una testa di un uomo e che informandovi, sicuramente,   scoprirete chiamarsi testa di Moro.

 

In realtà il culto, per la realizzazione di queste ceramiche, viene da un’antica leggenda che mi ha particolarmente affascinato e sulla quale ho deciso di informarmi.

 

 

Correva l’anno 1000 e Palermo era dominata dai Mori ( popolazione di origine Islamica).

 

In un quartiere storico della città chiamato “Al Haliah”( oggi conosciuto come Kalsa), viveva un’affascinante ragazza che era solita trascorrere   le sue giornate   affacciandosi al balcone e curando le piante deposte lì.

 

Non passò molto tempo che la bella siciliana, venne notata da un giovane, un Moro, che da subito se ne invaghì e le fece una spietata corte.

 

La donna colpita da una promessa d’amore così forte, accolse il giovane nel suo cuore, ricambiando il sentimento e facendosi travolgere dalla passione.

 

Il Moro, che di tanto animo nobile appariva, in realtà ( come tutti gli uomini, aggiungerei io) celava un orrendo segreto.

 

Infatti solo quando fece suo l’amore della siciliana, le rivelò che sarebbe dovuto tornare in Oriente perché ad attenderlo c’erano moglie e i figli.

 

La ragazza, innamorata ed amareggiata, decise di escogitare un piano per farla pagare al traditore e per legare per sempre il loro amore.

 

Infatti cogliendo l’uomo in un momento di incoscienza, durante il sonno, lo uccise.

Decise, però, di non fermarsi solo a questo ma di legare per sempre a se il suo amato, tagliandogli la testa, piantando al suo interno del basilico (che a quel tempo era una pianta indicatrice di sacralità) e ponendolo lì dove la loro storia era cominciata, sul balcone.

 

 

Giorno dopo giorno si prendeva cura del suo amato, o meglio della pianta che ne era diventato, annaffiandolo con le lacrime .

 

La cura, le attenzioni e anche l’amore che riponeva in quella piantina fecero sbocciare un profumatissimo basilico, tanto da diventare   l’invidia di tutti i vicini.

 

Esterrefatti dal profumo ma soprattutto dalla bellezza di quel particolare vaso, gli invidiosi vicini, se ne fecero riprodurre delle copie.

 

Diedero così vita, inconsapevolmente, alla produzione di quelle che noi chiamiamo teste di Moro.

 

Oggi ogni testa di Moro riprodotta porta sulla testa una corona , questo perché si sottolinea la sacralità della pianta che anticamente conteneva.

 

In realtà un’altra versione della leggenda narra che i natali della ragazza che fecero perdere la testa al Moro fossero nobili.

La passione che nacque tra i due recò vergogna alla famiglia di lei che dopo aver scoperto la relazione li fece decapitare entrambi.

 

E, come promemoria del fattaccio, pose le due teste in bellavista su una balconata.

 

Questo giustificherebbe la produzione delle teste che spesso avviene in coppia.

 

La maggior produzione in Sicilia oggi è a Caltagirone, cittadina famosa appunto, per la produzione di ceramiche.

#thecrazyjoy

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