gelato

Il dolce refrigerio estivo degli italiani e non solo: la storia del gelato…

Cari lettori, come state???? Tutto bene?? Anche a voi siete vittime del caldo? Vorrei tanto aiutarvi…

Di certo non posso porre fine all’interminabile ondata di scirocco che ci attanaglia, però pensandoci credo di aver trovato un modo per rinfrescare almeno le vostre menti.

Raccontandovi, magari, la storia del dolce estivo per eccellenza, il GELATO.

Di innumerevoli qualità, il gelato è da sempre il cibo che sancisce l’inizio dell’estate e che con la sua dolcezza e freschezza ci nutre alleviando i nostri palati e corpi vittime del  tepore delle torridi temperature estive.

Quando si cercano notizie su Google, sulla storia del gelato, molte sono le versioni che appaiono sulla cronologie delle ricerche. Questo perchè la vera origine è un’pò incerta.

Molti, infatti, pensano che il suo antenato fosse un dolce cinese  realizzato con riso cotto, spezie e latte   immerse nella neve e che già nel XIII secolo Pechino producesse  anche altri dolci, acquistabili per strada sui carrettini, la cui base fosse  composta da frutta e ghiaccio.

Altri ritengono che l’ideazione della ricetta sia da ricercare  nelle Sacre Scritture, si narra infatti, che Isacco offrì a Giacobbe un dolce realizzato con latte di capra e neve.

Altri ancora, fanno risalire l’origine ad  un’ideazione legata all’antica Roma o alla importazione  in Sicilia da parte degli Arabi della canna zucchero.

Sicuramente in tutte queste ipotesi c’è della veridicità.

La cosa, però, sulla quale possiamo essere certi è che la sua diffusione si ebbe nel Cinquecento e che la maggior produzione fosse di fattura  italiana, anche se  ebbe maggior fama   quando fu introdotto nelle pasticcerie francesi.

Questo dettaglio, non è casuale poichè  svariati documenti attestano che quando Caterina De Medici sposò nel 1533 Enrico II di Francia diffuse oltralpe un semifreddo dolce la cui  consistenza era simile a quella  del nostro gelato.

Altre grande esportatore  della ricetta fu un cuoco palermitano Francesco Proscopio de Coltelli, che traferitosi in Francia aprì un caffè (Caffè Proscopio, tutt’ora esistente) e diffuse in territorio francese la sua produzione e con essa anche  la ricetta.

Il gelato, all’inizio nacque come  un alimento per ricchi ma nel 1560 un medico spagnolo che viveva a a Roma capì che aggiungendo del  salnistro alla neve ed al ghiaccio riusciva a  congelare molto più velocemente. Questa scoperta cambiò radicalmente il mondo della produzione del gelato e portò il dolce a diventare un alimento per tutti, simbolo indiscusso dello street food italiano.

Nel secolo XIX grazie agli emigranti italiani trasferiti il gelato si diffuse anche in America dove ebbe molto successo.

 

Flavia

 

Pizza-J

L’alimento simbolo gastronomico del Made in Italy: la storia della Pizza…

Cari lettori, come state? Come vanno le vostre vacanze? Siete già sdraiati sotto gli ombrelloni delle nostre bellissime coste e vi state chiedendo che articoli potreste leggere?

 

Allora afferrate un   qualsiasi tablet, o smartphone e non perdetevi questo articolo…

 

 

Come avrete, ormai, capito mi sono molto cari i temi che riguardano le nostre tradizioni gastronomiche.

Mentre molti altri blog o giornali vi “insegnano” notazioni alimentari su come vivere la dieta mediterranea, io di contro vi racconto la storia complessa ed affascinante che ha.

 

Negli scorsi mesi, come avrete notato ho trattato articoli come la storia della pasta, del pane, ed oggi voglio dedicarmi alla storia dell’altro carboidrato leader della nostra dieta (forse il più buono, indubbiamente il più goloso), la pizza.

 

Il piatto dei poveri,   ha una storia complessa ed antica che s’intreccia con quella (precedentemente raccontata, vedi articolohttps://www.flaviagioia.com/2018/06/13/lantica-storia-del-pane/ ) del pane.

 

Già, infatti, gli antichi Greci, cercando di insaporire l’impasto che usavano fare per il pane idearono, o meglio spinarono la strada   a quella che qualche secolo dopo si sarebbe chiamata pizza.

Chiaramente erano impasti molto semplici ma già allora si realizzava questo pane, appiattito in superficie.

 

Di queste “evoluzioni culinarie” è stata trovata qualche testimonianza in quella che oggi geograficamente corrisponde alla regione Sardegna

 

La ricetta dell’impasto simile a quello che siamo abituati a mangiare noi, risale ad un periodo compreso tra la fine del Cinquecento e l’ inizio del Seicento.

 

Il primo tipo si   chiamava “mastunicola” ed era preparata con basilico, successivamente si diffuse un tipo nuovo chiamato “cecinielli” e realizzato con una minutaglia di pesce.

 

La pizza, come la conosciamo noi, (come molti di voi già immagineranno) è di matrice napoletana e risale a metà del Settecento.

 

Divenne cibo ambito tra i   poveri( visto che nutriente ma con un costo basso) ma il suo gusto conquistò anche i ricchi.

 

Anche i reali di Casa Savoia se ne innamorarono tanto che celeberrima e veritiera è la storia secondo cui il pizzaiolo Raffaele Esposito, per stupire e celebrare la Regina Margherita di Savoia ideò una pizza fatta con pomodoro, mozzarella e basilico e la chiamò proprio come la chiamò Margherita, proprio come lei.

 

Si narra che il pizzaiolo combinò questi tre ingredienti per rappresentare culinariamente una pizza che avesse gli stessi colori della bandiera italiana.

 

La pizza Margherita, è uno dei simboli del cibo napoletano ma che con il passare del tempo divenne   simbolo con il quale viene identificata tutta la Nazione .

 

Questa è una delle poche ricette che da sempre sono conosciute ed amate in tutto il Mondo, conosciuta anche grazie all’immigrazione di molti italiani in America.

 

Flavia

 

 

 

 

 

to

Le Dieci cose da Avere o Fare nel mese di …. LUGLIO!!!

Ciao ragazzi, luglio è appena iniziato, e con questo mese oltre al caldo infernale dell’anticiclone Caronte arrivano anche i miei soliti, ma del tutto nuovi, 10 consigli per farvi scoprire in anticipo quali saranno i top trend del mese.

MAKE UP:

L’estate è la stagione dove ci si trucca di meno, o se lo si fa è e bisogna proteggerci di più…

 Ecco perchè il trend del mese è senz’altro che lo spray che protegge dai raggi solari i nostri poveri capelli.  I marchi che lo producono sono svariati, come il costo, ed udite udite alcuni sono anche secchi. Cioè puoi spruzzarteli senza poi dover ricorrere per forza allo shampoo.

 Forse ve ne avevo già parlato in un altro articolo di questa rubrica, ma la tinta top del mese anzi dell’estate si conferma essere questa. Economica e duratura, perfetta per chi sta fuoritutto il giorno, in più si è arricchita di nuove nuance.

OUTFIT:

 Uomini, in molti mi avete chiesto se sapessi quale fosse la tendenza dell’anno. Tra mutanda (che a meno che non abbiate il fisico di Magnini, io eviteri) e bermuda, la tendenza è un semplice  un bermuda corto. Vi darà la possibilità far arrivare il sole in quasi tutto il corpo, senza essere mai volgari.

 La tendenza del mese ma, oserei dire, della stagione è la borsa in paglia. Ce ne sono di tutti i tipi, per il mare e per la città, eleganti ed estive e sopratutto capaci di contenere ogni nostra necessità.

SERIE TV:

  In uscita a  luglio sulla piattaforma di Netflix, la sori di Jimmy un sempliciotto che diventerà una star del cabaret.

 Arriva la seconda parte di Firt team Juventus, serie che racconta i protagonisti e le dinamiche della squadra campione d’Italia.

FILM:

 In uscita nelle sale dal 4 Luglio. Storger è la storia di due ragazzi Erin e Jess. Entrambi vivono un’amore turbolento ma intenso, che purtroppo sarà accompagnato da un fatto alquanto odierno. Un attentato durante la maratona di Boston, manifestazione nella quale, per motivi differenti, si trovano entrambi. Dará loro la possibilità di riscoprire il vero valore della vita e dell’amore.

 Dal 5 Luglio al cinema. Prendimi è la storia di un gruppo di amici che per gioco ama introdursi nelle case degli altri membri del gruppo. La nuova sfida, stavolta, si svolgerà nel giorno del matrimonio di uno dei concorrenti e darà vita a situazioni alquanto imbarazzanti.

 

LIBRI:

 In libreria dal 3 luglio. Come una storia d’amore  celebra il legame indissolubile di due donne, due sorelle. Forti e  capaci di rialzarsi. Dimostra che i libri non sono solo un posto magico dentro al quale rifugiarsi, ma una vera scuola di vita.

 

 

 La ragazza che sorrideva Perline è la struggente storia di un genocidio, che farà comprendere e riflettere il lettore su temi fondamentali della vita e darà voce a quesiti interiori sulla natura della nostra umanità e su come bisogna superare ogni nostro limite che ci imponiamo.

 

 

 

Questa sono le mie dieci “perle di saggezza” per questo mese, con questo vi auguro ancora una buona estate e di leggere ancore le storie e le tradizioni che faranno da protagonista  il mio blog.

 

 

Flavia

30875-cassata-siciliana

Il simbolo gastronomico della Sicilia: la storia della Cassata.

Cari lettori, addolcirsi   un po’ non fa mai male e per questo in   vorrei raccontarvi una storia dolcissima, quella della Cassata.

 

Dolce tipico della mia Terra, la Sicilia, che ormai da molti e molti secoli sublima con la sua bontà i palati di un po’ tutto il Mondo.

 

La cassata per ogni siciliano che si rispetti, non è solo un dolce ma un vero e proprio simbolo.

 

In realtà, dopo essermi documentata sull’origine di questa pietanza, capisco il motivo anche se spesso un po’ inconscio di così tanto attaccamento.

 

La cassata oltre che simbolo gastronomico è anche il vero e proprio simbolo storico.

 

L’origine del nome è un po’ vaga, in molti pensino derivi dal latino “caseus” cioè formaggio o dall’arabo “q’asat” , scodella rotonda e profonda.

 

 

Tutto ebbe inizio nella   Sicilia del IX e l’XI sec, periodo durante il quale l’isola era soggetta alla dominazione araba.

 

Fu infatti araba l’introduzione nell’isola di alcuni ingredienti come la canna da zucchero, limone, credo, arancia e mandarino.

Ingredienti che abbinati alla produzione di ricotta (che in Sicilia risale quasi alla preistoria) diedero vita a quella che sarebbe stata la prima ricetta della cassata, all’inizio non era altro che una semplice pasta frolla farcita di ricotta cotta in forno.

 

Successivamente la Sicilia venne attraversata da un’altra dominazione, quella normanna.

In un convento palermitano precisamente quello della Martorana delle suore diedero vita ad una pasta particolare e molto dolce ,impasto di farina di mandorle e zucchero, colorato di verde grazie all’uso di erbe, che prende il nome di pasta reale o martorana.

 

Nel Settecento, ancora sotto una dominazione, quella spagnola.

La ricetta della cassata subisce ancora delle modifiche, il pan di spagna sostituisce la pasta   frolla e alla ricotta si mescolano delle scaglie cioccolato fondente.

La martorana ideata dalle suore serve per creare dei barocchi ma incantevoli decori, che si aggiungono alle decorazioni create con   frutta candita e la pasta di zucchero.

 

Ed è proprio grazie a queste ultime accorgente che si ha la ricetta della cassata come la conosciamo oggi, che fu codificata nel 1873 dal pasticcerie Salvatore Gulì.

 

 

La cassata è gastronomicamente quello che culturalmente e mentalmente è ogni siciliano.

 

Un mix di tradizioni e culture diverse che innestate e mescolate a regola d’arte l’una con l’altra rendono ciò che siamo qualcosa di unico e speciale che non può avere eguali.

 

 

Flavia

 

 

GettyImages-477767196-kz0E-U434001153760644TBI-593x443@Corriere-Web-Sezioni

L’antica storia del pane…

Cari lettori, come state ?? Spero tutto bene, è da molto che non scrivo una delle mie curiosità e per questo mi scuso con voi ma i miei mille progetti mi hanno preso più tempo del previsto.

 

Adesso sono ritornata e voglio farlo con una storia su un cibo che è alla portata di tutte le nostre tavole ed alimentazioni, lo consumiamo ogni giorno, ma in pochi ne conoscono l’origine.

 

Mi riferisco al PANE.

 

Indagando, ho scoperto l’iter che ha percorso per arrivare fino a noi.

 

Tutto partì dalla notte dei tempi quando degli uomini primitivi dopo aver triturato dei   cereali tra delle pietre li mischiavano con dell’acqua per ottenere una pappa che era molto nutriente.

 

In seguito, anche le famiglie egiziane più abbienti davano alle serve il compito di macinare i chicchi di cereali, impastarli ed infornarli.

 

Con il tempo anche la cottura si modificò e si preferì   l’utilizzo dei vasi in creta che venivano riscaldati col fuoco.

 

Anche l’introduzione del lievito nell’impasto è datata. Ebbe origine dalla goffaggine di une serva che per caso ne fece cadere un po’ all’interno dell’impasto.

 

Questo “incidente” diede vita ad una nuova ricetta più morbida e gustosa e soprattutto fece svoltare la storia del pane che da allora prese tutta un’altra consistenza.

 

L’arrivo del lievito nella ricetta fece cambiare anche i forni che furono modificati e realizzati con due camere.

 

Anche i Greci diedero il loro contributo, iniziarono ad aromatizzare il pane aggiungendovi latte aromatizzato con   erbe, vino o miele. Impastato e cotto   la notte così che al mattino potesse già essere pronto.

 

In Italia, la tecnica della panificazione deriva prettamente dalla tradizione che i romani ci hanno tramandato, incrementarono nell’impasto altri prodotti per insaporire la pietanza.

 

Sempre dei romani, anche se per la prima volta fu usata dai francesi, idearono il mulino ad acqua.

 

Nell’ottocento fu la volta dei fertilizzanti chimici che permisero di avere più cereali da coltivare e si potette così incrementare la produzione di pane, che quel momento divenne quasi industriale.

 

 

Dunque, possiamo dire che quello che ogni giorno accompagna i nostri pasti è frutto di una crocevia di popolazioni.

E della società umana che   dalla preistoria ad oggi si è evoluta ha cambiato usanze e si è innovata , ma che alla fine ha mantenuto lo stesso gusto per quell’unico alimento che ci unirà sempre tutti, il pane.

Flavia

giugno_005

Le Dieci cose da Avere o Fare a GIUGNO…

Cari ragazzi, eccoci come ogni mese alla mia personale rubrica all’interno della quale posto i dieci trend consigli mensili.

MAKE UP:

  L’estate è iniziata ed il trucco che useremo sarà prettamente semplice ma sicuramente bronze, per questo però l’oggetto che non potrà mancare nella mia ,e sono sicura anche nella vostra,pochette è una terra.

 

 Sempre per un incarnato brillante ed abbronzato, il prodotto top dell’estate è sicuramente Sun Beam di Benefit che regala alla pelle la giusta luminosità non scordando però la doratura estiva.

OUTFIT:

 Inutile dirvelo il top trend dell’estate in fatto di calzature sono senz’altro l’espadrillas. Di diverse colorazioni e con qualsiasi fantasia sono adatte al giorno ed alla sera, con pantaloni e vestiti anche lunghi.

 E poi come ogni anno per ogni uomo e donna che si rispetti il cappello che fa tanto turista ma che in realtà aggiunge al vostro look un tocco di classe è, come ogni anno ancora il PANAMA.

 

SERIE TV:

 Uscito già il 2 giugno, Something in the Rain è una serie coreana che racconta le vicissitudine amorose di una donna in carriera.

 

 Uscirà invece giorno 29 la seconda stagione di Glow, serie che narra la storia di Ruth attrice disoccupata che farà di tutto per entrare nel modo delle  stars system.

 

FILM:

 In uscita oggi, 7 giugno. Malati di sesso racconta la storia di Giacomo e Giovanna una coppia di giovani la cui ossessione per il sesso è tale da portarli in terapia.

 Diva in uscita il 7 giugno è la storia di vita  ripercorsa da varie interpreti cinematografiche di Valentina Corte, attrice italiana che ha avuto la fortuna begli anni 40′ di approdare ad Hollywood.

LIBRI :

 E’ di Giuseppina Torregrossa il racconto di un giallo tutto palermitano che intreccia altre problematiche del tutto recenti.

 Sempre di Nicholas Sparks il romanzo che racconta le diverse facce dell’amore che spezzano il cuore e sulle speranze che non muoiono mai.

 

 

 

 

Flavia

 

 

 

Il cibo della pace: la storia del cous cous

L’estate si avvicina e purtroppo con essa anche l’arrivo del soffocante e sfiancante caldo, tutto cambierà anche le nostre abitudini e soprattutto la nostra alimentazione   preferiremo decisamente il consumo di alimenti un po’ più freddi.

 

Per questo oggi voglio narrarvi la storia di un alimento protagonista dell’estate più che mai, il Cous Cous.

 

Come si evince dal nome il Cous Cous non è un piatto tipico della cucina italiana, ma adottato dalla quella del nordafrica. Arrivato poi in Europa, predomina le tavole di ogni aperitivo o buffet freddo ma diventa anche   tipico di alcune zone della   Sicilia occidentale e della Sardegna sudoccidentale.

 

Tradizionalmente era preparato con semola di grano duro macinata in modo grossolano.

Il piatto è solitamente accompagnato da verdure, carni o pesce.

 

Preparato in speciali pentole di terracotta sovrapposte, chiamate “cuscussiere”. All’interno di queste nella parte inferiore si cuociono i condimenti e su quella superiore si tosta il cous cous.

 

Questo tipo di cottura è tipica delle popolazioni berbere che essendo tipicamente contadine non avevano il tempo di setacciare il grano e lavorarlo ma preferivano mangiarlo più grezzo.

 

Ancora oggi questo   è un pasto che alcune popolazioni islamiche consumano, ognuna con la propria tradizione. Alcune preferiscono cibarsene la sera la sera mentre altre durante il primo pomeriggio ovvero per il loro pranzo.

 

La tradizione vuole che si mangi tutti insieme, a tavolo da un unico piatto e che lo si consumi con le mani ma senza l’uso delle dita.

 

Il cous cous è un piatto che si può definire “sociale”, si consuma solo con la famiglia o con chi viene considerato parte della comunità.

 

Tendenzialmente molte tradizioni sono legate al consumo di cous cous. In Maghreb, ad esempio, i novelli sposi a fine del loro banchetto nuziale consumano quello che si chiama il “ cous cous permesso” tradizione che darà loro l’autorizzazione alle follie della prima notte di nozze.

 

A diffondere questa pietanza In Europa furono   proprio gli arabi tra il 600 ed il 700   lo portavano all’interno delle loro navi per cibarsene.

 

In Sicilia invece attecchì solo nella seconda metà dell’800, grazie ai lavoratori della fascia di San Vito Lo Capo – Mazzara del Vallo che si recavano frequentemente nella costa tunisina. Tanto che oggi è un piatto quasi tipico di quella zona e numerose sono le manifestazioni che lo celebrano.

 

La sua bontà è tale, ma soprattutto il suo simbolismo, da essere inoltre considerato piatto della pace tra i popoli del mediterraneo.

 

Flavia

 

La storia dell’abito da sposa…

Cari lettori, anche se   forse sta volta sarebbe più opportuno scrivere lettrici; prendendo spunto dall’ormai celeberrimo matrimonio Reale ( so che l’avete visto tutti, i social mostrano) ho pensato di scrivervi un articolo sull’evolversi degli abiti nuziali nella nostra società.

 

Una delle prime testimonianze di abiti nuziali viene dalla Grecia. Le future mogli greche usavano   per il grande evento una tunica abituale adornata da cordoni che le cingevano in vita, e ornavano la   testa con   delle coroncine di mirto (fiore sacro alla dea dell’amore, Afrodite).

 

Le donne romane usavano sposarsi con una tunica di colore bianco, stretta in vita da una cintura di lana i cui capi venivano annodati in maniera particolare per simboleggiare un anti-malocchio.

La veste bianca, inoltre, era ricoperta da un ampio mantello color zafferano, e dello stesso colore dovevano essere i calzari.

Al collo mettevano una collana in metallo.

Ed i capelli venivano divisi in sei trecce, che dovevano essere raccolte in una retina rossa e coperti da un velo che poteva essere color rosso, arancione o giallo fermato da una coroncina di mirto e fiori d’arancio.

 

Anche il Medioevo aveva le sue usanze, infatti le spose del medioevo utilizzavano vestiti di tessuti sfarzosi color rosso come per simboleggiare l’amore passionale e travolgente.

 

In età Napoleonica all’altare si arrivava con   abiti stile impero ma di color pastello.

 

La prima ad indossare (in un’età più moderna) un vestito bianco   Anna di Bretagna per le sue nozze con il Re Luigi XII.

 

E nel solo nel 1840 anche la   Regina Vittoria abbandona il tradizionale vestito argento per indossare un abito bianco.

 

Questo colore fin da subito fu visto come il colore della purezza e dell’eleganza, e da subito fece successo.

 

Da allora generazioni di spose, reali e del popolo continuano a vestire i loro sogni d’amore di bianco.

 

Dunque che dobbiate sposare un principe blasonato o semplicemente il principe del vostro cuore, da oggi sapete perché il giorno del si tenderete ( non è una regola quindi se volete osare, fatelo) a vestirvi anche voi come le vostre nonne che a loro volta vestivano anche loro come le loro antenate, di bianco.

 

 

 

Flavia

La storia della AMATRICIANA …

Cari lettori, qualche tempo fa, come avrete letto (per i miei lettori più attenti) durante il carbonara day ho scritto un articolo per raccontarvi le radici e la storia di questo piatto.

 

Oggi, anche se non è l’amatriciana day ( non so se nemmeno se questa giornata esista) ho pensato di scrivere un articolo per raccontarvi la storia dell’ amatriciana .

 

Se si pensa a questo piatto si pensa subito a Lazio, infatti la pasta all’ amatriciana, (in romanesco matriciana) prende il suo nome da Amatrice (comune laziale, in provincia di Rieti).

 

Secondo alcune attestate ricerche l’antenata dell’ amatriciana è indubbiamente un piatto chiamato “griscia”.

 

Ci sono due teorie che spiegherebbero il perché di questo nome.

 

Secondo una prima teoria, deriva da gricio, nome ottocentesco romano che indicherebbe il venditore di pane e di altri commestibili.

 

L’altra teoria, invece, afferma che questo nome deriverebbe da un paesino vicino Amatrice, Grisciano.

 

Tuttavia, la griscia è conosciuta ancora oggi come la matricina senza pomodoro.

 

Il nome amatriciana gli fu dato quando alla ricetta fu aggiunto il pomodoro, cioè nel diciottesimo secolo.

 

A Roma la ricetta attecchì subito grazie agli stretti contatti che al tempo vigevano tra Roma e la cittadina di Amatrice. Da subito il piatto venne identificato proprio per questo come un tipico piatto della cucina romana.

Flavia

 

 

 

La VERA storia della festa della mamma

Oggi giorno 13 maggio 2018 come bene sapete quasi perché bombardati da pubblicità e dalle foto sui social oggi, è la festa della mamma.

 

Molti di noi ( compresa me ) pensano che la così detta festa della mamma sia una festa tutta Italiana, creata dal nulla per vendere pensierini.

 

Come saprete (per chi mi legge con più frequenza) a me piace indagare sulle tradizioni e rintracciare verità che sono date per scontate tanto da esserne ignoranti.

 

Per questo ho   indagato un pochetto, ed ho scoperto che la festa della mamma non è una semplice feste consumistica, come pensavo, ma   una ricorrenza fondata su radici storiche.

 

I primi segni di questa celebrazione sono legati ad antiche popolazioni politeistiche che durante il periodo primaverile celebravano divinità femminili legate alla terra e alla ritrovata fertilità.

 

Successivamente la tradizione passò anche ad i nostri “cugini”, i Greci. I quali   dedicavano alla loro genitrice un giorno dell’anno. La festa coincideva con le celebrazioni in onore della Dea Rea (madre di tutti gli Dei).

 

Ovviamente anche i   Romani intitolavano una settimana intera alla divinità Cibale ( simbolo della natura di tutte le Madri).

 

Superata l’antichità , nell’ Italia moderna, la prima giornata della “madre e fanciullo” fu celebrata il 24 dicembre 1933, durante il periodo fascista.

In quell’occasione vennero premiate le madri più profiliche d’Italia.

 

Questo però non era che un inizio della festa mamma come la intendiamo oggi, infatti la vera festa della mamma ebbe inizio negli anni ’50 attraverso due diverse occasioni.

 

La prima del 1956,   quando Raul Zaccari, (senatore e sindaco di Bordighera) prese l’iniziativa di celebrare la festa della mamma all’interno del proprio Comune.

 

E la seconda, nel corso dell’anno successivo all’esperimento di Zaccari, quando un sacerdote, don Otello Migliosi ( Parroco di Tordibetto di Assisi) ebbe come idea quella di festeggiare si la mamma ma di farlo unendo sia dal punto di vista biologico che da quello religioso (Cristiano nella fattispecie).

 

Da questo episodio ben riuscito il 18 Dicembre 1958 Zaccari insieme ad altri senatori pensarono di presentare in Senato una proposta di legge, per istituire a livello nazionale una festa che celebrasse ufficialmente la mamma.

 

Purtroppo, però   l’intento non andò a buon fine, in quanto mai approvato.

 

Anche se da quel momento in poi i festeggiamenti per le mamme   dilagarono lungo tutte le regioni   del nostro stivale. E da subito la giornata dedicata a questo evento fu la sempre domenica della seconda settimana del mese di maggio.

 

Svelato questo arcano e sancito che la festa della mamma non è una ricorrenza solo commerciale, vorrei cogliere questa occasione per porgere i miei più cari auguri a tutte le mamme e a quelle che lo diventeranno.

Siete motori indiscussi della società familiare, dispensatrici di sorrisi amore e forza.

In particolare però vorrei fare i miei più affettuosi auguri anche alla mia mamma che mi sopporta ed ama ogni giorno.

 

Flavia

 

 

 

 

logo white

Copyright A.C. 2017 © All Rights Reserved