La frittura più dolce d’Italia: la storia dell’iris fritta!

Cari lettori, followers, amici, come state?
Sono giorni “difficili” per noi italiani ma sono sicura che passeranno in fretta e che tutto andrà bene!
Questo non significa non ci si possa distrarre, anzi, mi impegnerò personalmente attraverso l’uso di tutti i miei canali social per rendere un po’ più proficua questa nostra degenza casalinga. E’ proprio per questo che oggi vi racconto una nuova golosa storia…
Non so se sia la dieta o la mia verve da ghiottona ma ho sempre voglia di IRIS FRITTAAAA…
So che molte delle persone che mi leggono non sono siciliane e non hanno ben capito di cosa stia scrivendo, quindi riavvolgo le mie idee e parole ed inizio!
Uno dei più buoni e tipici dolci siciliani è l’IRIS FRITTA.
La sua ricetta è semplice, sfiziosa e (ahimè) calorica.
L’impasto va fatto lievitare poi fritto, il ripieno (la cosa più buona) è fatto di crema di ricotta, zucchero e scaglie di cioccolato.
La forma ricorda quella di una ciambella, tonda  ma senza buco.
Va consumata calda.
E’ annoverata, nonostante sia un dolce, tra i cibi dello street food palermitano.
Dopo avervi raccontato la sua “ricetta”, posto che io non sia una grande cuoca di dolci (chi mi conosce bene potrebbe raccontarvi storie surreali sulla mie prodezze dolciarie), quello su cui mi vorrei focalizzare è la storia di questo dolce.
L’iris(chiamata anche “inis” in dialetto) sembra avere come quasi tutti i dolci della tradizione siciliana origini conventuali.
Si racconta che i monaci preparassero questi panetti dolci (non erano fritti in origine) dando loro la forma di piccole rose. Il fatto che fossero dei panetti sfiziosi e tondi attirò la curiosità di molti cuochi palermitani. Uno tra questi fu il pasticcere Antonio Lo Verso  (divenuto poi Cavaliere del Lavoro alla corte di Vittorio Emanuele III) che nel 1901 pare abbia ideato la ricetta che oggi conosciamo per omaggiare  proprio l’opera Iris di Mascagni.
L’iris divenne richiestissima.
Si narra anche che il pasticcere fosse un appassionato dell’opera e che avesse visto tutte le rappresentazioni eseguite al Teatro Massimo.
Il successo del dolce fu tale da far cambiare nome alla sua caffetteria, anticamente collocata a Palermo in via Roma.
Da quella prima il dolce e pastoso gusto della sfiziosità sicula ha sorpassato i confini di Palermo ed è approdato in tutta la Sicilia rendendo l’Iris ufficialmente prodotto agroalimentare tradizionale italiano da parte del Ministero delle politiche agricole ed alimentari.
Tutto questo parlare di dolci mi ha fatto aumentare la fame, peccato solo che sono “intrappolata”, come tutti, in casa.
La prima cosa che farò quando sarà finita questa situazione sarà fare una bella scorpacciata d’iris.
#thecrazyjoy

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