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La Quarantena di un’italiana in Cina: la storia di Viviana Granata

Cari lettori,

chi è un abituè del mio blog  sa che i temi su cui scrivo sono ben lontani dalla cronaca, tratto argomenti che riguardano principalmente tradizioni e particolarità.

Vista la situazione che  l’Italia e tutto il Mondo si trova a fronteggiare, ho deciso di fare uno strappo alla “regola” e di mettere a disposizione una mia risorsa per dare, nel mio piccolo, qualche informazione senza filtri.

Quello che leggerete nelle prossime righe è l’esperienza di una mia amica di vecchia data, Viviana, che la quarantena la sta facendo in Cina.

Viviana è originaria di Palermo e da qualche anno, per esattezza quattro, dopo aver conseguito la laurea presso l’Università degli studi di  Palermo in “mediazione linguistica” si è trasferita in Cina, dove vive e insegna inglese ad i bambini cinesi. Lei abita  a  Chengdu, distante circa un’ora e quaranta minuti da Wuhan, il focolaio cinese da dove ha avuto inizio l’epidemia del coronavirus.

  • Ciao Viviana, anzitutto, come stai?

            << Ciao Flavia, io sto bene >>

  • La Cina è stata il primo Stato al Mondo a dover attuare un piano “salva- popolazione” che prevedesse una quarantena. A riguardo e sulla gestione di questa situazione da parte delle autorità cinesi, puoi raccontarci la tua esperienza?

<< Con piacere. Sono tornata dall’Italia i primi di gennaio, a metà mese quest’anno si è festeggiato il Capodanno Cinese, è un periodo di grande festa e quasi tutti i cinesi partono, io sono andata in Cambogia. Ti confesso che già allora circolava l’allarme coronavirus, però era circoscritto alla provincia dell’Hubei, dove si trova la città di Wuhan. All’inizio ci muovevamo con le mascherine, non c’era molto panico, dopo solo una settimana la situazione è cambiata. Ti racconto quello che mi è successo in quel periodo. Già al rientro dalla Cambogia ci hanno fatto firmare un foglio che dichiarasse che non fossimo stati nella città di Whuan. Quando si arriva a Chengdu, soprattutto da voli internazionali, è prassi generale che controllino i documenti ma stavolta ai soliti controlli se ne sono aggiunti altri  nuovi.  Abbiamo aspettato circa due ore in aeroporto per evitare situazioni di sovraffollamento e ci hanno fatto firmare un altro foglio per sapere se fossimo stati recentemente a Whuan e se presentassimo dei sintomi, ci hanno preso la temperatura e da lì siamo andati a fare il classico controllo del visto. Ai controlli dei visti, rispetto al mio rientro dall’Italia, ho notato meno gente. In una settimana hanno preso misure restrittissime, drastiche. Siamo in quarantena da Gennaio. Si poteva uscire una sola volta al giorno. In ogni residence, per gestire la questione delle uscite da casa ci hanno fornito delle card sul cui retro c’era un calendario che timbravano tutte le volte che uscivamo. Inoltre, rientrata dal viaggio, la polizia ha fatto dei controlli ‘ad personam’, mi hanno ricontrollata e per monitorarci mi hanno chiesto se abitassi sola o con qualcuno.

  • -In Italia far capire ad i cittadini che non devono uscire non è proprio un messaggio così immediato, si sono create situazioni di panico incredibili. C’è stato anche lì l’assalto ai supermercati?

<< No, qui questo “panico” non c’è stato. Considera che la popolazione cinese è vasta e che già di norma capita che alcuni prodotti non siano presenti nei supermercati. Nei supermercati, fruttivendoli ecc… ti controllavano la temperatura e ti disinfettano le mani.>>

  • -Da italiana, quindi “straniera” in Cina, ti sei sentita tutelata dal Governo cinese?

<< Da straniera mi sono sentita molto tutelata.  Sono iscritta all’AIRE (Anagrafe italiani Residenti All’Estero) perché ormai risiedo anche legalmente qui. Attraverso questo ente  il Consolato Generale Dell’Italia ci ha mandato una mail per accertarsi sulla nostra salute.

  • -Mi hai raccontato che insegni inglese a dei bimbi cinesi, loro come hanno vissuto questo periodo?

          << I miei bimbi sono molto piccoli ho fatto, però, dei meeting on-line con i loro genitori. Alcuni mi raccontavano che avevano parenti nella città di Whuan e che le misure lì erano diverse, immagina che potevano uscire solo una volta a settimana.

  • In Italia sui social, principalmente Facebook ed Instagram, e sui mass-media tradizionali c’è un’alternanza di notizie sia positive che negative. Sui social cinesi (WeChat, Weibo, Doyuin) cosa circolava? I mass- media cinesi cosa dicono sull’Italia?

            << I social cinesi non li uso e non sono solita guardare le notizie sui mass-media, preferisco che siano i miei genitori o amici ad informarmi direttamente sulla questione italiana. Posso dirti, però, che quì hanno paura che dall’Italia ci sia un ri-contagio. Le autorità locali, essendo italiana, sono venute a ricontrollarmi e a chiedermi con esattezza da quanto tempo fossi tornata da lì. >>.

  • In Italia sono arrivate delle notizie molto interessanti su droni che vigilavano i malati, ce lo  confermi?

       << Che io ricordi i droni sono stati usati per vedere se per strada ci fossero persone. Posso dirti, sulla la questione “infetti” che il Governo l’ha gestita attraverso l’uso di alcune app che geolocalizzavano intorno alla posizione di ogni individuo se ci fossero dei portatori di coronavirus o meno. La Cina mentalmente e politicamente è molto rigida.>>

  • -Noi siamo in quarantena da circa dieci giorni e in tutta franchezza ci sembrano infiniti. Abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini, adeguarci ad uno stile di vita diverso, immagino sia cambiata anche la tua routine, puoi raccontarci come?

<< All’inizio non è stato facile, non ho visto nessuno per un mese e mezzo (considera che vivo da sola), poi mi sono abituata ho preso del tempo per me stessa. Ho lavorato e lavoro ancora da casa, ho letto, mi sono allenata.>>

  • So che molte persone sono già guarite, siete già tornati ad i ritmi di prima?

      <<Diciamo di si, in giro ci sono molte più persone. Hanno quasi riaperto tutti eccetto le scuole e le università, anche gli orari di apertura si stanno normalizzando. I centri commerciali hanno ancora sistemi di controllo e di rilevamento di temperatura. Qualche giorno fa sono anche uscita di sera, ho preso un Didi (Uber) e oltre ad esserci l’obbligo dell’uso della mascherina hanno messo un telo di plastica che separa il conducente dal passeggero e ancora oggi nei locali non si può stare seduti vicini.

  • -Per concludere la nostra breve chiacchierata, cosa consigli a tutti quegli italiani che in questo momento vivono con sconforto, sofferenza ed anche paura le misure restrittive, ma necessarie, imposte dallo Stato?

<< Dico a tutti di rimanere a casa, io non ho avuto paura, bisogna tutelarsi. La mia città, Chengdu, conta una popolazione di circa quattordici milioni di abitanti e su questi vuoi sapere quante persone sono state contagiate? Solo centoquarantaquattro! Abbiamo obbedito a quello che il Governo ci ha imposto di fare.

Anche se prima che concludiamo questa nostra chiacchierata vorrei porre l’attenzione su alcuni fatti “incresciosi” che purtroppo ho visto, e da italiana mi hanno fatto molto dispiacere.  Quando il problema coronavirus era solo “nostro”( della Cina), ho notato molti video di italiani che trattavano in maniera poco consona, razzista, i cinesi che incontravano. Adesso che il problema è anche italiano, i primi ad averci aiutato sono stati proprio i cinesi. Credo che questo ci dovrebbe far riflettere molto sulle nostre azioni.>>

Ringrazio Viviana per avermi concesso questa chiacchierata e per averci regalato e messo a disposizione la sua esperienza.

                                                                                                                                  Flavia

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La frittura più dolce d’Italia: la storia dell’iris fritta!

Cari lettori, followers, amici, come state?
Sono giorni “difficili” per noi italiani ma sono sicura che passeranno in fretta e che tutto andrà bene!
Questo non significa non ci si possa distrarre, anzi, mi impegnerò personalmente attraverso l’uso di tutti i miei canali social per rendere un po’ più proficua questa nostra degenza casalinga. E’ proprio per questo che oggi vi racconto una nuova golosa storia…
Non so se sia la dieta o la mia verve da ghiottona ma ho sempre voglia di IRIS FRITTAAAA…
So che molte delle persone che mi leggono non sono siciliane e non hanno ben capito di cosa stia scrivendo, quindi riavvolgo le mie idee e parole ed inizio!
Uno dei più buoni e tipici dolci siciliani è l’IRIS FRITTA.
La sua ricetta è semplice, sfiziosa e (ahimè) calorica.
L’impasto va fatto lievitare poi fritto, il ripieno (la cosa più buona) è fatto di crema di ricotta, zucchero e scaglie di cioccolato.
La forma ricorda quella di una ciambella, tonda  ma senza buco.
Va consumata calda.
E’ annoverata, nonostante sia un dolce, tra i cibi dello street food palermitano.
Dopo avervi raccontato la sua “ricetta”, posto che io non sia una grande cuoca di dolci (chi mi conosce bene potrebbe raccontarvi storie surreali sulla mie prodezze dolciarie), quello su cui mi vorrei focalizzare è la storia di questo dolce.
L’iris(chiamata anche “inis” in dialetto) sembra avere come quasi tutti i dolci della tradizione siciliana origini conventuali.
Si racconta che i monaci preparassero questi panetti dolci (non erano fritti in origine) dando loro la forma di piccole rose. Il fatto che fossero dei panetti sfiziosi e tondi attirò la curiosità di molti cuochi palermitani. Uno tra questi fu il pasticcere Antonio Lo Verso  (divenuto poi Cavaliere del Lavoro alla corte di Vittorio Emanuele III) che nel 1901 pare abbia ideato la ricetta che oggi conosciamo per omaggiare  proprio l’opera Iris di Mascagni.
L’iris divenne richiestissima.
Si narra anche che il pasticcere fosse un appassionato dell’opera e che avesse visto tutte le rappresentazioni eseguite al Teatro Massimo.
Il successo del dolce fu tale da far cambiare nome alla sua caffetteria, anticamente collocata a Palermo in via Roma.
Da quella prima il dolce e pastoso gusto della sfiziosità sicula ha sorpassato i confini di Palermo ed è approdato in tutta la Sicilia rendendo l’Iris ufficialmente prodotto agroalimentare tradizionale italiano da parte del Ministero delle politiche agricole ed alimentari.
Tutto questo parlare di dolci mi ha fatto aumentare la fame, peccato solo che sono “intrappolata”, come tutti, in casa.
La prima cosa che farò quando sarà finita questa situazione sarà fare una bella scorpacciata d’iris.
#thecrazyjoy

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