Il cibo della pace: la storia del cous cous

L’estate si avvicina e purtroppo con essa anche l’arrivo del soffocante e sfiancante caldo, tutto cambierà anche le nostre abitudini e soprattutto la nostra alimentazione   preferiremo decisamente il consumo di alimenti un po’ più freddi.

 

Per questo oggi voglio narrarvi la storia di un alimento protagonista dell’estate più che mai, il Cous Cous.

 

Come si evince dal nome il Cous Cous non è un piatto tipico della cucina italiana, ma adottato dalla quella del nordafrica. Arrivato poi in Europa, predomina le tavole di ogni aperitivo o buffet freddo ma diventa anche   tipico di alcune zone della   Sicilia occidentale e della Sardegna sudoccidentale.

 

Tradizionalmente era preparato con semola di grano duro macinata in modo grossolano.

Il piatto è solitamente accompagnato da verdure, carni o pesce.

 

Preparato in speciali pentole di terracotta sovrapposte, chiamate “cuscussiere”. All’interno di queste nella parte inferiore si cuociono i condimenti e su quella superiore si tosta il cous cous.

 

Questo tipo di cottura è tipica delle popolazioni berbere che essendo tipicamente contadine non avevano il tempo di setacciare il grano e lavorarlo ma preferivano mangiarlo più grezzo.

 

Ancora oggi questo   è un pasto che alcune popolazioni islamiche consumano, ognuna con la propria tradizione. Alcune preferiscono cibarsene la sera la sera mentre altre durante il primo pomeriggio ovvero per il loro pranzo.

 

La tradizione vuole che si mangi tutti insieme, a tavolo da un unico piatto e che lo si consumi con le mani ma senza l’uso delle dita.

 

Il cous cous è un piatto che si può definire “sociale”, si consuma solo con la famiglia o con chi viene considerato parte della comunità.

 

Tendenzialmente molte tradizioni sono legate al consumo di cous cous. In Maghreb, ad esempio, i novelli sposi a fine del loro banchetto nuziale consumano quello che si chiama il “ cous cous permesso” tradizione che darà loro l’autorizzazione alle follie della prima notte di nozze.

 

A diffondere questa pietanza In Europa furono   proprio gli arabi tra il 600 ed il 700   lo portavano all’interno delle loro navi per cibarsene.

 

In Sicilia invece attecchì solo nella seconda metà dell’800, grazie ai lavoratori della fascia di San Vito Lo Capo – Mazzara del Vallo che si recavano frequentemente nella costa tunisina. Tanto che oggi è un piatto quasi tipico di quella zona e numerose sono le manifestazioni che lo celebrano.

 

La sua bontà è tale, ma soprattutto il suo simbolismo, da essere inoltre considerato piatto della pace tra i popoli del mediterraneo.

 

Flavia

 

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