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Tradizione o sentimento? Tra apparire ed essere…

Tradizione o reale sentimento? Dietro a questa domanda si celano alcuni dilemmi più o meno complessi dell’esistenza umana basata sul rapporto individuo – individuo. Il successo di una relazione di qualsiasi tipo è dato dalla spontaneità dei gesti, dei pensieri, del linguaggio… e non su vincoli tradizionali.
Spesso dove nasce la tradizione muore il sentimento. Conosco persone che pregano santi, partecipano a riti religiosi ma non sono mai in pace con se stessi e gli altri. In loro domina la legge della tradizione e della propria immagine sempre assetata di consensi e per questo riflessa nei canoni della mente altrui.
La tradizione spesso non è un’occasione per il sentimento ma per l’ipocrisia sì…eccome!!!
Ricordo che in un paese della Sicilia, alle porte di Palermo, è stata intitolata due volte la stessa piazza a due personalità locali illustri diverse a distanza di pochi anni. Gli amministratori si giustificarono spiegando che al primo dedicatario era stata intitolata una via, quindi quella piazza  (forse spazio del riciclo di eroi) era ritornata senza nome.
Sempre nello stesso paese, viene premiato giustamente un soccorritore eroe, peccato però che il premio sia stato intestato ad una persona dallo stesso cognome ma dal nome differente. Ed anche il sesso del soggetto soccorso nel riconoscimento diventa da femminile a maschile.
Apprezzo la buona volontà di fare qualcosa di buono ma se fatto meglio non sarebbe male. Basterebbe un po’ più di attenzione ed un po’ di sana genuinità fuori dall’eccessivo vigore istituzionale.
Conta così poco allora la memoria e il sentimento? Serve solo a compiacere agli occhi dei potenti? Non dovrebbe e non deve essere così. Ma se la tradizione non vince e non combacia col sentimento (come spesso accade) ci ritroveremo continuamente sballottati nel mare della confusione, ancora ben troppo lontano della “leggenda nera dove un uomo piange in solitudine” della quale parlava il poeta francese surrealista del ‘900 Paul Eluard nella sua poesia “Non arriveremo alla meta ad uno ad uno ma a due a due” (verace inno alla condivisione ed al reale sentimento) ed in fondo… diciamocela tutta: è quello che ci meritiamo.

Gabriele Vernengo

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Food biologico :Olivia 100% Right food

L’estate è già arrivata. Tutti parlano, scrivono e si  scambiano consigli su  diete, cibi iporcalorici, dimagranti,ecc… Ed  io, che sono sempre stata una tipa alla quale piace andare controcorrente, oggi vi vorrei parlare di una  mia personalissima esperienza legata ad una particolare moda: quella del cibo.

Ieri sera, io e delle mie amiche, compagne di sperimentazioni culinarie, ci siamo imbattute quasi per caso  da “Oliva ”, ristorante biologico nel pieno centro  di Palermo, in via Paternostro, 7 (zona Politeama).

Un locale dal design molto semplice ma anche carino, accogliente e raffinato, ideale come punto d’incontro per giovani e meno giovani che apprezzano l’arte del buon cibo ad un prezzo accessibile.

Quello che colpisce subito, prima ancora del menù scritto sulle pareti del locale, è la gestione insieme al personale, molto competenti, gentili e premurosi che mettono subito il cliente a proprio agio, spiegando le possibilità di scelta  di ordinazione (cena o aperitivo) e mettendosi a loro completa disposizione.

Cucina tipicamente siciliana ma con una marcia in più, biologica, comprendente valide e golose alternative vegane .

Dopo aver ordinato, la casa si premura di portare in ogni tavolo, come omaggio, un tagliere comprendente  olive e del pane condito con l’olio ed origano, nell’attesa che le ordinazioni siano pronte.

Io e le mie commensali, tra le due alternative (cena/aperitivo) abbiamo scelto la cena. Tra vari primi e secondi  io ho optato per l’Oliva Burger : hamburger  di carne di manzo da 200 grammi con prezzemolo, senape, paprika, cipolla, tuma, pancetta e vastedda (particolare salsa di pomodoro dal sapore squisito), accompagnate da un contorno di gustose patatine fritte. Non contenta di tutto questo ben di Dio e avendo ormai attaccato al chiodo  la missione ”prova costume”, decido di  sgraffignare ad una  delle mie due   “compagne di sperimentazioni” il suo piatto, l’unico nel tavolo diverso dal mio: pappardelle di grano rusello con pesto di basilico bio, fagiolini e patate. Dopo tutto questo cibo pensavo  che le “sorprese” fossero finite invece la casa, ci stupisce ancora omaggiandoci di pane ed olive (il tutto servito in un tagliere) e dopo aver chiesto il conto, ci offre il caffè.

Oliva è un posto adatto a tutti dove a fare da padrone è la delicatezza della cucina, insieme alla cura dei dettagli, caratteristiche che spesso sfuggono a molti ristoratori ma che invece sono il  punto di forza di  questo ristorante bio.

Probabilmente per quest’anno la missione dieta sarà svanita, ma quella di  provare tutto il menù di Oliva  è appena avviata. Vi consiglio di farci  un salto ed anche più di uno! Comunque  per darvi un’idea vi posto alcune delle foto che ho scattato…

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